Metronomo

me-trò-no-mo

Significato Dispositivo che produce segnali acustici e/o visivi con cadenza regolare e modificabile, che ha la funzione di scandire il tempo musicale

Etimologia dal francese métronome, composto dal greco métron ‘misura’ e nómos ‘regola, norma’.

Il metronomo è un dispositivo talmente efficiente per segnare il tempo che è diventato paradigma di precisione, con suggestivi usi figurati. Può perfino arrivare a descrivere metaforicamente il gesto pittorico michelangiolesco, divenendo potente metafora. Il ritmo regolare delle pennellate conserva la traccia fisica dell’artista:

…sono sopra l’intonaco fresco le impronte del bottone di cuoio o di pezza in cima alla bacchetta su cui Michelangiolo poggiava la mano dipingendo. Così folte sono e uguali e vicine che pare misurino come un metronomo la frequenza delle pennellate, e il movimento di lui mentre s’allontana.
Ugo Ojetti, Cose viste

Eppure nel mondo della musica classica seguire disciplinatamente il metronomo può essere giudicato freddo o scolastico.

Già nel tardo Rinascimento il tempo degli affetti, legato al sentimento, si contrapponeva al rigido tempo della mano. Sembra però che, ancora nel 1804, nemmeno i migliori musicisti fossero capaci di suonare più di poche battute rigorosamente a tempo. Forse era arrivato il momento di inventare il metronomo?

In realtà, la storia di questo strumento cominciò con le osservazioni di Galileo Galilei, dalle quali deriva il principio che le piccole oscillazioni del pendolo sono isocrone. All’inizio del Seicento Marin Mersenne calcolò che un pendolo lungo circa un metro produce un battito al secondo, e suggerì possibili applicazioni in musica: con il pendolo un compositore avrebbe potuto stabilire la velocità esecutiva delle proprie composizioni, con oggettiva chiarezza. All’epoca la proposta non destò interesse, ma verso la fine del secolo sì, soprattutto a causa delle differenze di stile esecutivo tra la musica francese e quella italiana.

Così, nel 1696 Étienne Loulié costruì il chronomètre, un pendolo regolabile per individuare il mouvement véritable di una composizione, ma sfortunatamente il congegno era silenzioso. Col tempo la parola chronomètre lasciò l’ambito musicale per approdare a quello dell’orologeria e della navigazione, diffondendosi nelle altre lingue.

Tra esperimenti e migliorie si giunse al 1815, quando Johann Nepomuk Mälzel portò ad Amsterdam un macchinario a pendolo, piuttosto goffo, che aveva il pregio di calcolare il tempo in battiti al minuto, e lo mostrò a Dietrich Nikolaus Winkel. Questi aveva creato un apparecchio simile, che però presentava dimensioni ridotte grazie all’uso di un meccanismo basato sul ‘pendolo composto’ in cui l’asta, più corta e con due pesi, rendeva il dispositivo più pratico.

Mälzel fiutò l’affare e propose all’inventore di acquistarlo, ma ricevette un rifiuto. Mälzel si affrettò allora a brevettare un nuovo congegno che faceva propria l’intuizione decisiva di Winkel; lo chiamò metronome. Furioso, Winkel intentò una causa legale, e la vinse, ma Mälzel riuscì comunque a diffondere rapidamente il ‘suo’ metronomo in tutta Europa, inviandolo a duecento compositori, aprendo fabbriche e pubblicando manuali per l’uso.

Il metronome fu apprezzato e raccomandato sia da Beethoven che da Salieri. Anton Schindler, segretario e primo biografo di Beethoven, raccontò che Ludwig nel 1812 avrebbe addirittura composto un canone in onore di Mälzel, Ta ta ta lieber Mälzel. Tuttavia il testo, in cui compare l’espressione grosser Metronom, doveva essere sicuramente successivo al 1815. Nemmeno la musica è oggi attribuita a Beethoven, nonostante l’evidente somiglianza con l’incipit del II movimento della Sinfonia n. 8.

Quello che è certo è che Beethoven integrò le tradizionali indicazioni agogiche (allegro, andante…) con quelle metronomiche. Nonostante ciò, alcune di queste indicazioni risultano difficili da seguire.

L’attuale metronomo meccanico in genere è tarato entro un’escursione da 40 a 208 battiti al minuto, ma i modelli elettronici o digitali possono arrivare anche oltre. Esistono inoltre app e consultazioni in rete: basta digitare ‘metronomo’ sulla barra di ricerca.

La scelta del tempo giusto di un’esecuzione musicale è un’operazione delicata quanto decisiva, soprattutto in assenza del compositore; qui forse il metronomo esprime la sua utilità più ‘artistica’. È d’aiuto anche per studiare un passaggio difficile oppure – soprattutto dopo l’avvento dei nuovi media – per incidere tracce musicali, per sincronizzare musiche da film oppure jingle pubblicitari con i relativi video.

E chi non conosce l’esperimento dei metronomi che, posti sulla stessa superficie, finiscono per sincronizzarsi spontaneamente?

Parola pubblicata il 18 Gennaio 2026

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