Allegro
Le parole della musica
al-lé-gro
Significato Vivace, contento, di buon umore; in musica, andamento agogico mosso
Etimologia dalla voce del latino volgare ricostruita come alecrum, dal latino classico àlacer ‘vivace, animoso’.
- «Perché la Sonata ‘Patetica’, così drammatica, ha l'indicazione ‘Allegro di molto e con brio’?»
Parola pubblicata il 04 Gennaio 2026 • di Antonella Nigro
Le parole della musica - con Antonella Nigro
La vena musicale percorre con forza l'italiano, in un modo non sempre semplice da capire: parole del lessico musicale che pensiamo quotidianamente, o che mostrano una speciale poesia. Una domenica su due, vediamo che cos'è la musica per la lingua nazionale
Allegro. Tutti sappiamo cosa significa. È un aggettivo che descrive uno stato d’animo gaio, gioioso, spensierato, spesso con effetti contagiosi. Quanto si può essere allegri? Molto, anche con poco, perché quel ‘molto’ spesso dipende dalla nostra disposizione interiore.
Allegro ha una dimensione più dinamica rispetto a sinonimi connotati dalla stessa positività, come contento o soddisfatto, che però descrivono uno stato di appagamento e perciò risultano più statici.
Allegro è probabilmente la più famosa indicazione agogica musicale, talvolta abbreviata in all.°, ed è un’altra delle numerose parole che, grazie alla musica, ha fatto il giro d’Europa senza traduzione: un italianismo bello e buono. Proprio parlando di musica, l’aggettivo ha finito per divenire un sostantivo, con una storia ricca e non scontata.
L’etimologia di allegro in origine non indicava velocità, quanto piuttosto uno stato d’animo gioioso, derivato dal latino alacer, che significa ‘vivace, animato’, trasmesso alle lingue volgari romanze. A proposito, anche alacre deriva da alacer, ma ha avuto un esito dotto.
Nella musica la parola allegro arrivò durante il Rinascimento e comparve in alcune composizioni, come la Fantasia allegra di Andrea Gabrieli. Via via venne usata sempre più intensamente, pur mantenendo la primitiva natura aggettivale, tanto che nel 1690 Wolfgang Printz traduceva allegro in latino come hilaris.
Ma l’adozione di questa e di altre analoghe indicazioni musicali si estese presto fuori dei confini nazionali, e oggi allegro è presente in dodici lingue con ventiquattro forme derivate. Tuttavia, il termine musicale non fu sempre inteso univocamente. Significava veloce? Quanto veloce? Nel 1703 Brossard precisò che talvolta significava veloce e talvolta moderatamente veloce.
Insomma, anche se la parola aveva valore espressivo, allegria e dinamicità riversarono in musica il concetto di rapidità, che finì per identificarsi con la velocità esecutiva. Del resto, prima dell’invenzione ottocentesca del metronomo, didascalie come allegro, andante, adagio erano l’unico modo per orientare l’esecutore. Il tempo non veniva regolato matematicamente, ma in base allo stile, al contesto, alle tradizioni. Ogni area geografica e ogni periodo storico plasmò accezioni con sfumature differenti.; le specificazioni aiutavano a superare le impasse.
Il focoso Vivaldi impiegò allegro creando almeno diciotto locuzioni diverse, passando da allegro molto ad allegro molto più che si può. Gli Scarlatti, padre e figlio, usarono il superlativo allegrissimo. Alcuni compositori prescrissero nelle loro pagine musicali allegro tout court, altri si sbizzarrirono: nella Petite Messe Solennelle, Rossini diede come indicazione di tempo per il Credo un singolare allegro cristiano; Beethoven compose invece numerosi allegri, sino all’allegro molto più tosto presto.
Non si può inoltre dimenticare che a partire dal Settecento, allegro designò anche uno dei movimenti della cosiddetta forma-sonata, di solito il primo tempo (bitematico e tripartito) di una sonata, di una sinfonia o di un quartetto.
A dispetto della gioia che pervade l’aggettivo comune, nell’arte dei suoni allegro subì dunque uno slittamento semantico, dal piano emozionale a quello temporale. Perciò può avvenire che una composizione di carattere tragico-drammatico presenti proprio questa indicazione di tempo. Il contrasto tra uno stato d’animo gravemente turbato e un andamento rapido costituisce infatti un espediente retorico potente, abilmente sfruttato da Verdi nel Dies irae. Anche Beethoven nel primo movimento della Quinta Sinfonia, con i celebri colpi del «destino che bussa alla porta» indica sulla partitura allegro con brio, in apparente conflitto di significato.
Certo, la musica tocca tutti gli stati dell’animo umano, dalla sofferenza alla gioia. Ma proprio partendo dagli stati d’animo, la parola allegro è diventata gesto musicale, che ancora oggi continua a oscillare tra sorriso e slancio. E forse può suggerirci che, nella musica come nella vita, la velocità giusta non è quella del cronometro o del metronomo, ma quella che sentiamo nel profondo di noi stessi.