Recital

récital / résital

Significato Esibizione solistica di un attore, di un cantante, di un musicista, di un danzatore

Etimologia voce inglese, dal verbo to recite che è dal latino recitare.

Nel musical si canta, si suona e si balla, nel recital si recita. O forse no. Questo prestito ha almeno due caratteristiche fuorvianti, quasi ingannevoli, che ci rendono forma e significato dell’originale quantomeno opachi. Innanzitutto, la pronuncia: sentendolo proferire a parlanti di madrelingua inglese, rischiamo quasi di non riconoscerlo, visto che risaitl si allontana parecchio dai nostri adattamenti alla grafia, ovvero récital o résital, che al massimo diventa resitál seguendo il francese.

Ma veniamo al senso: quello che lo caratterizza stando alla definizione data dai dizionari è l’esibizione solistica o in piccoli gruppi, ma nella lingua d’origine e a livello internazionale la forma d’arte prevalentemente coinvolta è, tecnicamente, la musica piuttosto che la recitazione, e quella suonata più che cantata, spesso un a tu per tu di musicista e strumento.

Il fatto è che il genitore latino recitare, che effettivamente consisteva nel leggere qualcosa a voce alta o nel declamarlo dopo averlo imparato a memoria, ha preso strade diverse nelle due lingue: mentre in inglese il verbo to recite, oltre a questo significato, mantiene quello di ‘elencare’ e quello legale di ‘recare scritto, riportare, sostenere’, in italiano si estende a ricoprire anche le prestazioni dell’attore e dell’attrice, quindi non soltanto esporre parti a memoria ma anche interpretarle, calarsi in un ruolo e far apparire realtà la finzione (fino ad indicare qualcuno che inganna, come il bambino che simula il mal di pancia per non andare a scuola, ‘non credergli, sta recitando’).

Tutto ciò, in inglese, fa invece parte del to act, o volendo del to perform, mentre in recital la gamma di accezioni del verbo da cui deriva si assottiglia ulteriormente, a riferirsi ad una esibizione in cui si riproduce sì tutto ciò che si è imparato, ma più in forma di note che di parole.

Parola pubblicata il 03 Aprile 2020

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