Sayonara

Pubblicata il 06 Febbraio 2014 - URL breve

sa-yo-nà-ra

SignSaluto giapponese che può significare arrivederci o addio

voce giapponese, che letteralmente significa "allora", "se è così". In hiragana si scrive さようなら, mentre in kanji si scrive 左様なら.

Sayonara letteralmente significa "allora", e in giapponese anche altre parole che hanno il significato di "allora" vogliono dire "arrivederci": per esempio, "jaa" (じゃあ), "saraba" (さらば ), ecc.

Sayonara è un saluto un po' formale. Non la usiamo fra amici. Gli studenti la dicono agli insegnanti, e se la dici ad un amico, proverà un senso di distanza. Qualche volta sayonara ha il significato di "addio". Per esempio, uno la dice quando una coppia divorzia.

Quindi direi che "sayonara" ha un significato molto forte siccome è più formale.

C'è una altra teoria circa l'origine etimologica, per cui "sayonara" significa "deve essere così", "se è così". Cioè vuol dire che separazione (addio) è un destino inevitabile. Ma i giovani giapponesi come me non vogliono pensare che è addio e che non ci possiamo vedere mai più. Quindi preferiamo dire, per esempio, "matane" (またね) che letteralmente significa "di nuovo", cioè vogliamo dire "ci vediamo di nuovo!"




Questa parola, che in Italia viene usata con una vena scherzosa (praticamente un "bona!" colorato d'oriente), rientra in quella galassia di formule allusive che compongono la specie dell'addio: connota il momento della separazione con una sfumatura fatalista, mettendo in luce (e perfino invitando, e suscitando) i sentimenti di accettazione che possono accompagnare il commiato.

Le formule di saluto formale o definitivo, di lingua in lingua, spaziano per poesie diverse; ma tutte partecipano di quella vena non verbale che inevitabilmente richiama in cuore il sentiero che si biforca: dal farewell e il so long, al despedida, al sayonara, all'addio.

Insieme ad Haruki Ishida, giovane dottore in Lingua e Letteratura italiana dell'Università di Kyoto, un giovedì ogni due vi proponiamo una parola giapponese diventata consueta anche agli Italiani, cercando di tracciarne l'origine e il modo in cui vive nelle nostre culture. Il testo in corsivo è opera sua.

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