Igneo
í-gne-o
Significato Di fuoco, relativo al fuoco, simile al fuoco
Etimologia latino igneus ‘relativo al fuoco’, aggetivo derivato di ignis ‘fuoco’.
Parola pubblicata il 10 Gennaio 2026
Radici indoeuropee - con Erica Fratellini e Matteo Macciò
Con Erica Fratellini e Matteo Macciò, glottologi e indoeuropeisti, un sabato su due andremo alla scoperta delle radici indoeuropee delle nostre parole — là dove sono nati i miti, le prime tecnologie, i nomi degli animali e delle parti del nostro corpo. Un 'là' che è 'qua', così come la chioma e il ceppo sono nello stesso posto.

In questo articolo strumentale puoi trovare alcune note di carattere generale riguardo a questo ciclo di parole. L’articolo verrà aggiornato nel tempo.
L’aggettivo igneo è l’unico relitto in italiano della parola con cui veniva chiamato il fuoco in molte lingue indoeuropee antiche: per esempio sanscrito agní-, lituano ùgnis, antico slavo ecclesiastico ognь e, infine, latino ignis, dal cui derivato aggettivale igneus viene la nostra parola.
Igneo si trova già nell’italiano delle origini (XIII secolo, per esempio in Cecco d’Ascoli), quando era usata anche la voce colta igne ‘fuoco’ — tra gli altri, da Dante (Purgatorio, canto XXIX, v. 102: venir con vento e con nube e con igne; Paradiso, canto XXVIII, v. 25: Intorno al punto un cerchio d’igne). Per noi rimane un modo aulico per qualificare qualcosa che è di fuoco o che ha le caratteristiche del fuoco: pensiamo al fiato igneo del drago o del forno, al divampare di un sentimento igneo.
Confrontando ignis, agní-, ùgnis e ognь si vede immediatamente che la sequenza -gni- (slavo ь è una cosiddetta i ultrabreve) si trova in tutte le lingue, mentre cambia la vocale iniziale. La somiglianza fonetica e il significato comune sono sufficienti a stabilire che queste parole sono imparentate tra loro, cioè che discendono dalla stessa parola protoindoeuropea. La maggior parte dei glottologi oggi la ricostruisce come *h1n̥gni-.
In realtà, quest’etimologia è un vecchio rompicapo dell’indoeuropeistica. Infatti, la ricostruzione dell’inizio di parola come*h1n̥- è una soluzione di compromesso, perché le vocali iniziali di ignis, agní-, ùgnis e ognь non formano una corrispondenza fonetica regolare, cioè di regola non si lascerebbero ricondurre a uno stesso fonema del protoindoeuropeo. Il compromesso sta dunque nell’individuare il candidato meno improbabile, appunto *n̥, una nasale sillabica (che funge cioè da vocale, come per esempio in calabrese ’nduja o ’ndrangheta). Il segno *h1 indica una laringale, come abbiamo scoperto con la parola sapiente.
Il protoindoeuropeo aveva anche un’altra parola per ‘fuoco’, nominativo *péh2u̯r̥ (tema *puh2r/n-), continuata da ittito paḫḫur, greco antico πῦρ (pŷr), armeno classico howr e, oggi, per esempio da inglese fire e tedesco Feuer. Mentre i continuanti di *h1n̥gni- sono tutti maschili (agní-, ognь, ignis) o femminili (ùgnis), quelli di *péh2u̯r̥ / *puh2r/n- sono tutti neutri. Qui, la povera grammatica, tanto spesso tacciata di aridità, è invece ricca di implicazioni per la ricostruzione della cultura protoindoeuropea: è infatti probabile che la parola di genere grammaticale neutro indicasse il fuoco come oggetto inanimato, lo strumento di uso domestico, mentre la parola di genere grammaticale comune (quello che nella gran parte delle lingue indoeuropee diventa poi maschile o, più raramente, femminile) indicava il fuoco come entità animata, forza naturale suscettibile di culto. La sacertà del fuoco è storicamente riflessa nei culti di varie tradizioni indoeuropee: il culto di Agni nell’India vedica, quello dell’ātar (parola avestica discendente da un altro nome protoindoeuropeo del fuoco) nello zoroastrismo, o quelli di Vesta a Roma e di Ἑστία (Hestía) in Grecia. Il culto del fuoco è così uno dei tratti che siamo più certi di poter attribuire alla religione protoindoeuropea.
Tornando all’italiano, noteremo che la parola ignis è stata sostituita da fuoco. Lo stesso è accaduto nelle altre lingue romanze: italiano fuoco, spagnolo fuego, francese feu, romeno foc etc. derivano dal latino focus, che indicava non il fuoco in generale, bensì il focolare domestico. Questo è uno dei tanti avvicendamenti lessicali avvenuti nella fase di transizione tra il latino e i primi volgari romanzi, quando varie parole appartenenti a uno strato di lingua più popolare hanno soppiantato le loro equivalenti sociolinguisticamente più alte: così per esempio caballus, l’umile cavallo da lavoro, ha avuto la sua rivalsa su equus, l’altero cavallo del cavaliere.