Gagliarda

ga-gliàr-da

Significato Danza di corte in tempo allegro moderato e in metro ternario, in voga nel XVI e all’inizio del XVII secolo, spesso in sequenza con la Pavana

Etimologia dal francese gaillarde, aggettivo dall’occitano galhart e dall’antico francese gaillart col significato di ‘forte, valoroso’. L’antico gaillart proviene da un galloromanzo galia ‘forza’, derivato dalla radice celtica gal-, che sarebbe alla base dell’etnico Galli..

La parola di oggi è gagliarda! Questo sostantivo femminile appartiene al lessico coreutico-musicale e indica una danza di corte tipica del Rinascimento, in tempo ternario e piuttosto vivace. Anche se oggi non è più ballata, possiamo ancora ascoltarne la musica così come era stata pensata dai grandi maestri. Infatti nel Seicento decadde come forma di ballo, ma sopravvisse nella letteratura per strumento solista e nelle antiche suites, dove si collocò subito dopo la pavana, dalla quale differiva per carattere. Di solito, a ogni pavana corrispondeva una sua gagliarda.

Ecco una celebre composizione per liuto di John Dowland, intitolata Frog Galliard, sulla quale il musicista approntò la song amorosa Now, Oh now, I needs must part.

Il brio era caratteristico di questa danza, nella quale i cavalieri mostravano alle dame la loro gagliardìa. I movimenti consistevano in una serie di figure; nello schema di base erano quattro grues (il ballerino salta su di un piede mentre muove l’altro in aria e in avanti ‘come per dare un calcio a qualcuno’), un saut majeur e una posture. Fu classificata fra le danze di ‘cinque passi’, sebbene Fabrizio Caroso già ne Il ballarino del 1581 sostenne che la terminologia si fosse corrotta, «non essendo essi in effetto se non quattro e una cadenza».

Come la pavana, la gagliarda probabilmente è originaria dell’Italia settentrionale, anche se fu praticata in tutta Europa. Il musicologo Frank D’Accone riportò inoltre la notizia relativa a una gagliarda insegnata in una scuola di ballo a Siena intorno al 1493-1503, mentre nel 1505 fu stipulato un contratto a un maestro di ballo per insegnarla.

Le prime musiche superstiti contenenti gagliarde risalgono all’inizio del Cinquecento e appartengono al repertorio per liuto o tastiera. A metà secolo Baldassare Donato compose uno dei brani più conosciuti nei programmi concertistici dei cori amatoriali e dei complessi professionistici, Chi la gagliarda. Questa sotto riprodotta è la parte del Canto:

Man mano, verso la fine del Seicento, i tempi esecutivi andarono sempre più dilatandosi, fino a divenire lenti. Del resto, i passi e gli eleganti salti della gagliarda – detti ‘zoppetti’ da Caroso – erano essenzialmente simili a quelli del saltarello, salvo che, come disse l’autore dell’Orchésographie (1588) Thoinot Arbeau, nella gagliarda erano eseguiti più alti e con più vigore e perciò la musica non poteva essere suonata troppo velocemente.

Come abbiamo visto, l’antico termine francese generò l’aggettivo che, ancora oggi, è attribuito a campi dove l’animosità è d’obbligo; così avviene ad esempio nella nota Marcia dei Bersaglieri, dove sono appellati proprio ‘gagliardi militar’.

Forse qualcuno a questo punto si chiederà se la radice etimologica gal- abbia dato luogo anche al nome del sovrano del pollaio, colui che non tollera rivali nel suo piumato gineceo. Sembra però che il gallo, per quanto gagliardo, non c’entri nulla.

Parola pubblicata il 01 Agosto 2021

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