Maestro

Le parole della musica

ma-è-stro

Significato Persona abile e competente; insegnante. In musica: con il medesimo significato, riferito a campi e discipline diverse; direttore. Vento che spira da nord-ovest (maestrale)

Etimologia dal latino magister, derivato da magis, ‘più’, col significato di ‘superiore’, contrapposto a minister, ‘servitore’.

Con questo termine si può intendere il ‘maestro di scuola’ (chi ricorda il maestro Manzi?), il ‘vento di Maestro’, il ‘mastro’ artigiano, l’artista, e tanto altro. Secondo alcuni studi, perfino Servio Tullio, il sesto re di Roma, sarebbe stato un magister populi, identificabile con un personaggio denominato in etrusco macstrna, nome che esprime il latino magister, come la carica etrusca macstrev.

In tutti i casi, il significato comune si riferisce a colui che comanda, a chi sa o a chi sa fare più degli altri.

In musica la parola maestro si applica a molti contesti. Di solito è un titolo che si assegna al musicista professionista: compositore, esecutore, insegnante, responsabile artistico di un ensemble, come il primo violino, o anche al costruttore di strumenti. Ci sono poi ruoli antichi, dal ‘maestro di canto fermo’ ormai scomparso, ai superstiti ‘maestro dei pueri cantores’ o al ‘maestro al cembalo’, ancora in auge nelle interpretazioni musicali filologiche. ‘Il maestro di cappella’ esiste soprattutto come carica onorifica, tranne rari casi; è tra l’altro il titolo di uno spassoso intermezzo comico, con un solo personaggio, composto da Domenico Cimarosa (1749-1801) — si può ascoltare qui.

Infatti, nel periodo seguente al Concilio di Trento (concluso nel 1563), si delineò la figura ecclesiastica del maestro di cappella, solitamente un compositore, esperto di contrappunto, di pratiche esecutive, di canto piano, ossia gregoriano, e di canto polifonico. Un vero concentrato di cultura musicale! La sua perizia era frutto anche della personale esperienza sul campo; tutti i maestri cominciavano l’apprendistato in tenera età, come ‘cantorini’, di solito intorno agli otto-nove anni. A vent’anni erano già validi professionisti, avendo studiato la ‘mano’ (il solfeggio), il canto, uno o più strumenti musicali, e il contrappunto. Così, a volte, uomini di eccezionale talento riuscivano a passare da un livello sociale normale, o addirittura basso, a un altro superiore. I più abili e fortunati potevano raggiungere uno status elevatissimo, anche in termini economici: un salto di classe che non è mai stato facile compiere nella storia dell’umanità.

Comunque, la locuzione ‘maestro di cappella’ indicò ben presto anche il responsabile musicale della cappella di corte, che accompagnava le occasioni cerimoniali di prìncipi e di sovrani. Anche qui la capacità creativa del compositore era fondamentale, dovendo prontamente soddisfare esigenze disparate.

Di maestro in maestro, con lo sviluppo dell’opera nel XVIII secolo, il maestro al cembalo realizzava invece sullo strumento, quasi sempre estemporaneamente, la parte del basso continuo. Naturalmente doveva avere una conoscenza perfetta dell’armonia e delle tecniche compositive. Inoltre, curava gli aspetti esecutivi generali, in particolare dei cantanti. Il primo violino guidava l’orchestra, ma sempre sotto la supervisione del maestro al cembalo. Questi ruoli convissero fino all’Ottocento; non esisteva, infatti, un direttore d’orchestra così come lo conosciamo oggi. Anche quest’ultimo è, ovviamente, un maestro: scandisce il tempo con la bacchetta o con le mani, decidendo l’agogica (per capirci: più lento o più allegro?) e la dinamica (piano, forte, crescendo, ecc.). Tuttavia, la direzione è una pratica in gran parte limitata alla tradizione musicale dell’Occidente e al periodo che va dalla fine del XIX secolo sino ai giorni nostri, sebbene sia stata adottata anche in altri contesti, come nella big-band del jazz.

Con la parola ‘maestro’ un pensiero affettuoso, quasi inevitabile, va a Ennio Morricone, compositore e direttore d’orchestra di tanta musica di successo, recentemente scomparso.

Parola pubblicata il 19 Luglio 2020

Le parole della musica - con Antonella Nigro

La vena musicale percorre con forza l'italiano, in un modo non sempre semplice da capire: parole del lessico musicale che pensiamo quotidianamente, o che mostrano una speciale poesia. Una domenica su due, vediamo che cos'è la musica per la lingua nazionale