Livello

li-vèl-lo

Altezza di un piano orizzontale rispetto a un piano di riferimento, o di un punto sopra una superficie; grado; condizione; piano su cui si considera una questione

da livellare, derivato di livella, che è dal latino libella 'livella, archipenzolo', diminutivo di libra 'bilancia'.

Questa parola è semplice, lo sviluppo dei suoi significati è lineare e lo dominiamo interamente con facilità. Ma ovviamente è meritevole di essere osservata con attenzione: ancora una volta siamo davanti alla meraviglia di come un paio di strumenti da lavoro antichissimi (uno noto, uno meno) segnino la sostanza del nostro pensiero più avanzato..

Il termine 'livello' scaturisce nel Cinquecento dal verbo 'livellare', cioè ridurre al medesimo livello — per quanto già nel latino del Duecento si trovi il termine livellum, riferito a quello che cronologicamente è il primo significato di 'livello', e cioè l'altezza della superficie dell'acqua. A sua volta, 'livellare' è un derivato di 'livella', lo strumento che si usa per controllare l'inclinazione di un piano.

Adesso noi siamo abituati alle livelle che determinano questa inclinazione con una capsula trasparente riempita quasi del tutto di un liquido, su cui galleggia quindi una bolla d'aria. Se desideriamo che il piano sia orizzontale, la bolla deve trovarsi al mezzo della lunghezza capsula. Ma si tratta di un'invenzione i cui primi prototipi videro la luce nel Seicento. Prima si usava l'archipenzolo.

Una squadra da cui pende un filo a piombo. Le estremità della squadra poggiano sul medesimo piano, e quindi il filo a piombo può indicare, sulla barra graduata che collega i due bracci della squadra, se un piano è inclinato e quanto, con una notevole precisione. Quello in foto (e la foto) sono del Museo Galileo di Firenze, ma ce l'avevano anche i Romani, l'archipenzolo, e lo chiamavano libella. Dal cui nome nasce il nostro 'livella'.

E libella non è che il diminutivo di libra, che come molti sanno o possono intuire è innanzitutto la bilancia. Ma era anche il nome generico di grandi strumenti sempre usati per determinare pendenze, come il chorobates e la libra aquaria, che sfruttavano l'acqua per vedere se un piano era orizzontale o no, o ad esempio impostare la pendenza di un acquedotto (si sa, ai Romani l'ingegno non mancava). Dopotutto, così come i bracci della bilancia misurano il peso quando trovano l'equilibrio, l'altezza a cui si trovano le estremità di questi altri strumenti descrive l'inclinazione, e individua il piano desiderato nel loro equilibrio (o squilibrio) ideale.

In sintesi: il livello è un concetto di orizzontalità che nasce da una pratica di bilanciamento. Da qui scorre una cataratta di significati: dal livello primo, quello delle acque, che sale, scende e si livella, si va all'altezza di un piano orizzontale rispetto a un altro piano orizzontale di riferimento (l'appartamento è al livello interrato), o a quella di un punto sopra una superficie (il livello delle fronde degli alberi). E in questa scansione verticale, il livello si fa grado (il livello delle temperature), stato, fascia (il livello di ricchezza), condizione (gente di un certo livello), ma anche piano di discussione (un'analisi a livello economico) e via e via in cento altri rivoli di significato, comuni e tecnici, che comprendiamo con la semplicità con cui riusciamo a immaginare una successione di piani verso l'alto — fette in cui pensiamo il mondo e in cui echeggia l'antico nome dell'archipenzolo.

Parola pubblicata il 05 Febbraio 2020

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