Estasi
ès-ta-si
Significato Stato psichico di isolamento mentale dell’individuo causato da un’emozione profonda e sconvolgente, culmine di un’esperienza spirituale e religiosa che cattura l’anima
Etimologia voce dotta recuperata dal latino ecclesiastico èxstasis, a sua volta dal greco ecclesiastico ékstasis, ‘essere fuori di sé’, da exístemi ‘spostare fuori’, da ístemi, ‘porre, collocare’, con prefisso ex-, ‘fuori’.
Parola pubblicata il 28 Dicembre 2025

Presso Santa Maria della Vittoria, a Roma, si trova la statua che è l’icona più rappresentativa del barocco italiano. Opera di Gian Lorenzo Bernini in marmo e bronzo, fu scolpita tra il 1645 e il 1651 e raffigura la transverberazione di Santa Teresa d’Avila, anche se è più nota col titolo di ‘Estasi di Santa Teresa’. La mistica spagnola è raffigurata appoggiata su di una nuvola e avvolta nelle sue vesti abbondanti che formano un drappeggio che è puro virtuosismo statuario. Il suo volto mostra il rapimento e come sia completamente catturata nel ‘fuoco dell’amore di Dio’. L’angelo che brandisce un dardo rivolto verso la santa sorride serafico, è proprio il caso di dirlo, anch’egli avvolto in un drappo reso in leggerezza e con grande maestria. La statua beneficia di un effetto teatrale ben congegnato dal Bernini ed è famosa in tutto il mondo.
La santa raffigurata, vissuta all’incirca un secolo prima dell’esecuzione di questo capolavoro scultoreo, è stata una grande religiosa e mistica, e le sue estasi, iniziate dopo una malattia che la debilitò profondamente, sono passate alla storia. L’ambito religioso e della mistica è quello in cui ha incubato e poi è fiorita la parola estasi: passando per il latino ecclesiastico èxstasis, essa viene in realtà dal greco ecclesiastico, ékstasis, che vuol dire essere fuori di sé: come se lo spirito uscisse dal corpo ed esperisse un momento di sublime unione con Dio. La radice ultima della parola è exístemi spostare fuori, da ístemi, porre, collocare, con prefisso èx, fuori. Per la cronaca: nella discendenza di ístemi troviamo il sistemare.
L’estasi è uno stato di totale esaltazione e alterazione dello spirito, rapito da qualcosa di altro, una forza irresistibile che trascina al di fuori di sé. È estasi quella dei santi mistici, appunto, ma, in maniera meno devozionale e più marcatamente umana, anche quella che procura la vista del figlio neonato e l’amore totalizzante che erompe nel petto quando ce lo mettono in braccio, è estasi il sentimento di sublime e di vuoto che proviamo quando, durante una passeggiata in montagna, ci sentiamo attratti da un orrido pericoloso, sul quale indugiamo con lo sguardo, consapevoli di quanto il nostro essere sia transeunte. Estasi è ciò che ci porta al di fuori di noi, nella gioia e nel dolore, e forse è proprio per questo che una delle droghe sintetiche più diffuse degli ultimi vent’anni si chiama ecstasy.
Certo, per usare questa parola non serve un’occasione alta come un incontro col divino o un momento di pura bellezza come la nascita di una nuova vita. Per la sua natura straordinaria, di evento fuori dall’ordinario, transumano, la parola estasi può assumere anche significati che ne abbassano la levatura, ma non per questo sono meno pregnanti: la pasta coi ceci che ci prepara la nonna ci riporta all’infanzia in uno stato di estasi totale, vedere al cinema ‘2001: odissea nello spazio’ è stato uno di quei piaceri cinefili che fanno rasentare l’estasi e la grattatina sulla pancia fa andare il nostro cane in estasi. A ciascun giorno basta la sua estasi.