Facoltà
fa-col-tà
Significato Capacità, attitudine; potere, diritto; proprietà che consiste nella produzione di un effetto; manifestazione di un diritto soggettivo; dipartimento universitario
Etimologia voce dotta recuperata dal latino facŭltas ‘capacità, abilità’, derivato di făcĭlis ‘che si può fare, agevole’, da făcĕre ‘fare’.
Parola pubblicata il 13 Settembre 2026

Pensiamo la facoltà come capacità, possibilità. E peraltro acquista sfumature e accezioni peculiari — pare che sia una condizione che potrebbe anche non estrinsecare, non manifestare il suo potere, e a lungo ha avuto una peculiare piega universitaria. Questo è uno di quei casi in cui l'etimologia spiega tanto.
Il latino facultas è un derivato di făcĭlis. Se lo traducessimo al volo come ‘facile’ non saremmo poi fuori strada, e ponendoci sopra l'attenzione non è difficile intravedere come făcĭlis sia un derivato di făcĕre ‘fare’. Il facile — anche nella nostra esperienza personale — è ciò che s'inclina ad esser fatto. E dove va a parare questa facultas?
Capacità, possibilità, bene. Ma proseguiamo. È anche occasione. Maestria. Potenza, anche fisica. Abbondanza, ricchezza. Facondia. E diritto.
Sono tutte declinazioni di una facilità d'azione, che è l'intima definizione della facoltà. Facilità aperta dalla chance che si fa cogliere, dall'abilità scioltissima, dalla forza materiale, dall'agio di certi mezzi, da una lingua mobile ed esperta, da una prerogativa giuridica.
In italiano forse la facoltà è meno ramificata, meno spinta alle estreme conseguenze di significato; sempre forse, ne guadagna in limpidezza. La facilità è un'inclinazione, una porta aperta, non è già un'azione; però ha una potenzialità tutt'altro che astratta. Posso parlare della facoltà poietica di un'artista; della facoltà d'intendere e di volere che viene riconosciuta nel reo al momento del reato; posso parlare di come io abbia la facoltà di impedirti di passare di qui; delle facoltà corrosive di un acido; della facoltà del proprietario di disporre della cosa. E suona meno strano che il facoltoso sia abbiente — i soldi non fanno la felicità ma la facilità sì.
E le facoltà universitarie?
Be', le ex facoltà universitarie, oggi dipartimenti, erano organizzazioni che mettevano insieme le discipline di un certo ambito di studi, fra l'altro propedeutiche a una specifica laurea. Ma era anche la sede («Ci vediamo in facoltà!») e l'insieme dei docenti. Anzi, lo era prima. Nasce dalla facultas docendi del latino medievale, la ‘facoltà di insegnare’, abilitazione che è stata un'importante formalizzazione dell'università — nata, ricordiamo, come corporazione (universitas) di studenti a caccia d'insegnanti. Tale facoltà d'insegnare passa a indicare il collegio degli insegnanti, e quindi un ramo dell'università — un dipartimento, anche se facoltà continua a essere usato comunemente.
In ogni caso, l'equilibrio è notevole. Non è l'attitudine, con la sua predisposizione naturale — che non è una possibilità. Non è l'abilità, che si volge a un risultato e alla sua qualità. Non è la prerogativa, con la sua esclusività. Si proietta facoltativamente nell'uso: tale è il modo in cui si sporge nell'occasione da aver preso la via del discrezionale, della libera scelta. Lo fa più della capacità, più del potere — tanto quanto ciò che ci viene facile ci versa nell'occasione, nella possibilità e nell'esercizio.