Fiducia

fi-dù-cia

Significato Sentimento di speranza sicura, di convincimento di un’aspettativa

Etimologia voce dotta recuperata dal latino fiducia, ‘fiducia, coraggio’, ma anche ‘garanzia’, o contratto fiduciario, da fìdere ‘fidarsi’.

Ci possiamo accorgere di essere davanti a una radice importante quando ci imbattiamo in una chioma di parole sorelle che però hanno significati estremamente distinti, che nell’uso sono inconfondibili. È quello che succede con la famiglia del verbo latino fìderefede, confidenza, affidamento, federato, fidanzato, fido, fiducia, e a contrario perfido, diffidente. Fìdere è un ‘fidarsi’, che scaturisce da una radice indoeuropea, ricostruita come bheidh-, che significa… ‘fidarsi’. Anche il fatto che grattando grattando il significato resti quello, ci avvisa che il punto è cardinale. Ma attenzione: non sono significati secchi. Fin dal principio annusiamo già tutto un intreccio di fede, affidamento, confidenza, coraggio, fedeltà.

La fiducia si distingue dalla fede perché non trascende. Si ha o si dà fiducia in maniera pratica, concreta, attuale — non si slancia nel mistero. Nel diritto romano la fiducia era il trasferimento di un bene, dato in garanzia fino al soddisfacimento di un debito, o dato per un certo scopo e che poi doveva essere restituito. In questa matrice di diritto la fiducia mostra la sua radicata forma di convincimento rispetto a un’aspettativa, di sicurezza rispetto a un’attesa — che si manifesta in rapporto diretto, in un tu-per-tu. Eppure la fiducia è libera, liberamente si fonda e rifonda, senza il rigore ubbidente della fedeltà.


“Posso fare qualche cosa per te?” Poi aggiunse: “Non vorrei ricadere nel vuoto in cui ho vissuto finora.” […]

“Sì, ho bisogno di te”, disse don Paolo.

“Veramente?” disse Bianchina balzando in piedi. “Mi prenderai con te quando tornerai nella tua diocesi? […] Non hai paura dello scandalo? […]”

“Non ti chiedo quello che ora tu immagini.”

“Purtroppo non ho altro”, disse Bianchina. […]

“Ho bisogno di mandare qualcuno a Roma da un mio amico, con un incarico personale piuttosto delicato. Solo tu puoi farmi questo favore. […] Solo in te ho fiducia.”

“[…] Nessuno mi ha mai parlato così. Non mi sono mai aspettata che qualcuno avesse fiducia in me.”

“Io invece ho fiducia in te. […] Ma, vedi, purtroppo non posso spiegarti di che si tratta. […]”

“Mi butterei nel fuoco” disse Bianchina seriamente.

Vino e pane

La vita, secondo Silone, chiede un atto etico fondamentale, da cui derivano tutti gli altri: fidarsi. In un certo senso la fiducia ha preso per lui il posto della sua sorella maggiore, la fede, come scrive in Uscita di sicurezza. I personaggi di Silone hanno perso ogni fede religiosa e politica, ma quello che ancora gli dà un orientamento esistenziale è la fiducia.

Fiducia, anzitutto, nell’ipotesi che la vita abbia un senso, e che una forza senza nome guidi ciascuno verso la propria destinazione. Fiducia, inoltre, nell’uomo, fondata su due “certezze irriducibili”: che tutti siano liberi e responsabili, capaci quindi di scegliere il bene; e che l’incontro sia necessario e possibile, ossia che nessuno possa vivere solo per se stesso e che tutti abbiano qualcosa di prezioso da dare.

Tale fiducia non ha delle motivazioni logiche stringenti; è però la scelta più feconda, perciò eticamente la più giusta. In primo luogo per chi la pratica, perché la speranza che ne deriva lo sostiene nel suo percorso e gli apre opportunità non preventivate. Ma anche per chi ne è oggetto.

In tutti, infatti, brucia un desiderio: servire a qualcuno. Che esista almeno una persona, sulla faccia della terra, alla quale essere necessari. Almeno una persona che speri in noi. Questo è appunto il bisogno nascosto di una ragazzina sbandata, Bianchina, quando incontra don Paolo (un rivoluzionario travestito da prete). E lui, incredibilmente, la vede. Intuisce la ricchezza che lei potrebbe donare, se trovasse qualcuno disposto a riceverla.

Bianchina è conquistata da questo sguardo, in cui avverte la possibilità di un significato per la sua vita. Ma non ha abbastanza stima di sé per rispondervi pienamente: offre a don Paolo il proprio corpo, perché tristemente pensa di “non avere altro” da dargli. Lui però alza la posta, affidandole una missione segreta e delicata. E così le fa un dono inestimabile: le regala la propria attesa. Per la prima volta qualcuno ha fiducia in lei, il che libera risorse insospettate.

In fondo, suggerisce l’autore, il nostro sguardo sugli altri è almeno in parte una profezia auto-avverante: fa esistere ciò in cui spera. Un semplice atto di fiducia può spingere una persona verso il compimento delle potenzialità che si porta dentro.

A dirla tutta, la fiducia ha il profumo dell’utopia. Chi sceglie di fidarsi sa che la delusione è dietro l’angolo, ma scommette sui semi di bene che sono presenti nel mondo, favorendone lo sviluppo. E lavora perché il mondo diventi migliore, una persona alla volta.

Parola pubblicata il 13 Aprile 2024

Ignazio Silone, le parole - con Lucia Masetti

Entriamo nell'opera di un autore, grande ma non altrettanto conosciuto, della nostra letteratura del secolo scorso: Ignazio Silone, a cui dedichiamo una settimana di pubblicazioni a tema.