Indessicale
in-des-si-cà-le
Significato Espressione linguistica il cui riferimento varia sistematicamente a seconda del contesto d’enunciazione; termine il cui significato dipende dalle coordinate spazio-temporali e dall’identità dei partecipanti all’atto comunicativo
Etimologia dall’inglese indexical, a sua volta derivato dal latino index ‘indice, indicatore’.
Parola pubblicata il 02 Aprile 2026

Immagina di trovare un biglietto su un tavolo: «Ti aspetto qui alle cinque. Vieni!». Senza sapere chi l'ha scritto, quando e dove, quelle parole non ti dicono praticamente nulla. Chi ti aspetta? Dove? Alle cinque di quando — oggi, ieri, domani? Quel biglietto è pieno di indessicali: parole che funzionano solo se conosci il contesto in cui sono state dette.
Gli indessicali potrebbero essere definiti come le parole-camaleonte del linguaggio, quelle che mutano riferimento a ogni enunciazione pur mantenendo invariato il proprio significato. L’elenco standard degli indicali include pronomi come ‘io’, ‘tu’, ‘lui’, ‘lei’, ‘esso’, ‘questo’, ‘quello’, oltre ad avverbi come ‘ora’, ‘allora’, ‘oggi’, ‘ieri’, ‘qui’ e ‘in realtà’. ‘Io’, per esempio. Chi è 'io'? Dipende. Dipende da chi parla, da quando parla, da dove parla. Quando dico 'io', indico me stesso; quando lo dici tu, indica 'te'. Eppure la parola è la stessa, il suo senso linguistico non cambia: io significa sempre 'colui che sta parlando in questo momento'. Ma chi sia costui — quale individuo concreto nel mondo — lo si può sapere solo osservando chi proferisce la parola, qui e ora.
La scoperta filosofica degli indessicali è relativamente recente, benché la loro ubiquità nel linguaggio sia evidente. Charles Sanders Peirce, semiologo e filosofo americano, li classificò come simboli indicali: segni che, oltre a significare per convenzione, puntano verso qualcosa nell’hic et nunc dell’enunciazione. Bertrand Russell li chiamò egocentric particulars – termini 'egocentrati' – sottolineando come ciascun parlante organizzi il mondo linguistico a partire dal proprio centro: io qui ora, tu lì allora.
Gli indessicali costituiscono un sistema articolato. Vi sono gli indessicali personali (io, tu, noi), quelli spaziali (qui, là, questo, quello), quelli temporali (ora, ieri, domani), quelli dimostrativi che richiedono un gesto ostensivo. Tutti condividono la medesima proprietà di ancorare il discorso alla situazione concreta dell’enunciazione. Senza sapere chi parla, quando e dove, gli indessicali restano semanticamente indeterminati, puri contenitori di riferimento.
Questa dipendenza dal contesto ha generato rompicapi filosofici di notevole complessità. Il cosiddetto paradosso del prigioniero incappucciato lo illustra efficacemente: se ignoro di essere io stesso il prigioniero incappucciato di cui si parla, posso sapere che «il prigioniero incappucciato sarà giustiziato» senza sapere che «io sarò giustiziato», benché si tratti della medesima proposizione fattuale. Gli indessicali introducono una dimensione irriducibilmente prospettica nella conoscenza: ciò che so de re (intorno alla cosa) può divergere da ciò che so de se (intorno a me stesso in quanto soggetto dell'esperienza).
Dal punto di vista linguistico, gli indessicali sono sicuramente economici — sono parole brevi, ad alta frequenza — ma, in ultima istanza, c'è anche qualcosa di più profondo: ciò che rivelano è che il linguaggio non è un sistema astratto di segni fluttuante nel vuoto, ma è sempre incarnato, situato, proferito da qualcuno in qualche luogo e momento. Gli indessicali sono il cordone ombelicale che lega il linguaggio alla realtà extralinguistica, impedendogli di chiudersi in pura autoreferenzialità.