Standard

stàndard

Livello, tenore normale; modello di riferimento

voce inglese, derivata dal francese antico: estandart stendardo, forse originato da un'ipotetica voce francone: standhard stabile, fisso.

Una parola comune ma non semplice, che arriva a noi tramite un percorso molto interessante.

Lo standard, inizialmente, era il vessillo che veniva fissato a terra sul campo di battaglia, in modo che fosse sempre visibile dai militari del relativo schieramento: lo stendardo. Ci è consueta l'estensione semantica dello stendardo a simbolo del sovrano: ecco che arriva il re, e gli alfieri tengono alti i suoi stendardi. Da questa estensione gli Inglesi, nel medioevo, ne trassero una ulteriore: lo standard diventò l'unità di misura; come era comune ai tempi, infatti, questa poteva essere definita e stabilita a tutti gli effetti dal sovrano. In altri termini, ecco che arriva il re, e i mercanti e gli ingegneri usano i suoi standard. E ancora oggi si sente parlare di standard di sicurezza, di analisi standard, e via dicendo: standard posti da un potere sovrano.

Ma la parte più curiosa e difficile è questa: lo standard ha oscillato e oscilla fra l'accezione di "eccellente" e l'accezione di "medio". Il modello standard a cui ci si uniforma è di perfezione tetragona, mentre la prestazione standard ha il tenore di un'onesta medietà. L'esemplare e il mediocre convivono nello standard, e non è una convivenza priva di conflitti. Ma dopotutto, anche parole come "normale" e "ordinario" sono ancipiti: l'ambiguità è intrinseca nel concetto di "modello di riferimento".

Parola pubblicata il 28 Marzo 2014

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