Giustiziare

giu-sti-zià-re

Punire eseguendo una condanna a morte

dal francese medievale justicier, derivato del latino iustitia 'giustizia', da iustum 'secondo il diritto', ius.

Questo verbo suscita in tante persone un certo disagio, se non un moto di scandalo. Come può parlarci di giustizia se racconta un uccidere qualcuno, e non solo col crisma aborrito di una pena di morte determinata da uno Stato, ma perfino arbitrariamente, senza processo? È proprio di questo che stiamo parlando: la confessione scagiona la persona giustiziata vent'anni fa, l'organizzazione criminale ha giustiziato un capo rivale, i terroristi diramano video in cui giustiziano prigionieri. Sembra un uso di un'assurdità inaccettabile.

Ebbene, nonostante dentro a questo verbo suoni il termine 'giustizia', non si deve avere fretta di riconoscerlo come fulcro dei suoi significati. La giustizia c'entra in maniera mediata: il fulcro del giustiziare è la figura del giustiziere — ma anche qui, freniamo i cavalli. Storicamente il giustiziere non è proprio quell'eroe sopra le righe che (col favore delle tenebre) raccoglie ciò che sfugge alle maglie larghe della giustizia costituita, non è colui che completa di propria iniziativa una giustizia incompiuta. Il giustiziere è il boia.

Diciamola tutta: il justicier del francese antico fu dapprima ripreso in italiano (a metà del Duecento) sia come giudice sia come esecutore delle sentenze. E il giustiziare ha anche avuto i significati puliti di giudicare, di sottoporre a processo. Ma è il giustiziere-boia, è il giustiziare del boia a sopravvivere nel nostro giustiziare. Qui rileva la sua azione, che per quanto collocata all'interno di un sistema penale non è mai stata molto stimata né volentieri misurata col metro della giustizia (significati desueti di 'giustiziare' sono 'torturare', 'straziare', 'rovinare' — un lavoro apprezzato). Tirando la somma, questo verbo è quindi usato correttamente tutte le volte in cui si tratta di un uccidere coi modi di un'esecuzione decretata, poco importa che sia frutto di giudizi arbitrari e pervertiti decisi su due piedi o calcolati con ponderose macchine processuali.

Ma il fatto che sia un uso corretto non contribuisce molto a renderlo apprezzabile. Per la nostra comune sensibilità, l'azione del giustiziare — che comprende regolamenti di conti, esecuzioni sommarie e sentenze dibattute — è assurda, ed è assurdo che porti un nome che evoca giustizia. Sostiamo in questo disagio, ha molto da farci intendere. Ancora sembra una parola sana e forte, è molto usata quotidianamente, affolla i giornali e la vedremo girare ancora a lungo nelle notizie di assassinî. Ma è tarlata e démodé, e finirà in cantina — e chi vuole può già iniziare a fare spazio.

Parola pubblicata il 07 Ottobre 2019

Commenti