Allora

al-ló-ra

Come avverbio, in quel tempo, in quel momento; congiunzione conclusiva, o che nelle interrogative sollecita una conclusione

dalla locuzione latina ad illam horam 'in quel tempo'.

Dietro a una parola che usiamo automaticamente e che certo non cela misteri fascinosi sta una raffinatezza segreta.

Non c'è un significato più chiaro: così come la vediamo emerge con l'italiano stesso, usata e usurata per millenni a partire da un'omologa locuzione latina senza che la continuità dell'uso si sia mai sciolta. È un 'in quel tempo': una prima ragionevolezza ci porta a cogliere che pur se parla di un'ora, non è l'ora che intendiamo noi oggi. Nell'esperienza romana la scansione temporale della giornata è stata molto variabile (si parla di secoli e secoli), e va dal non precisissimo prima di mezzogiorno/dopo mezzogiorno fino alle sottigliezze del calendario giuliano. E la misura è sempre rimasta molto imprecisa. Comunque, quali che fossero, più lunghe durante l'estate più brevi durante l'inverno, approssimate con meridiane tarate male, sballate con le clessidre notturne erano le ore a scandire la vita quotidiana, ed è in questa veste che l'ora ci presenta il cuo nucleo che brilla ancora nel nostro 'allora': l'ora è una situazione. Addirittura horae, al plurale, in latino erano le circostanze. L'allora è sempre un riferimento a una situazione.

Allora non andava ancora di moda; l'allora preside della scuola; da allora, fino ad allora non è mai successo. Sono esempi di un 'allora' avverbio, magari al sapore d'aggettivo. Allora siamo d'accordo; se vuoi venire, allora fammi una telefonata; e ovviamente se A allora B. Qui congiunge in modo conclusivo. E non cambia la sostanza: è sempre il richiamo di una situazione passata, presente, futura. Senza contare gli "Allora?" o gli "Allora, cominciamo".

Un elemento lessicale che vive perimetrando situazioni. Detta così sembrerebbe la funzione di chissà quale parola importante. E in effetti, è fondamentale.

Parola pubblicata il 07 Ottobre 2018

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