Futuro

Parole terremotate, parole rinnovate

fu-tù-ro

Ciò che sarà o accadrà in un tempo a venire; il tempo che verrà

dal latino: futurus participio futuro del verbo esse essere.

Il futuro, da quel che vediamo nell'etimo, è una declinazione dell'essere. Ancora non esiste perché, lungo la sicura linea del tempo, ci sta davanti - un davanti che però non si vede, che da seduto, qui, non posso indicare: si sviluppa attimo per attimo da una dimensione informe, enorme di promesse o di minacce.

Alcune popolazioni sudamericane, spazialmente, hanno un'idea invertita di passato e futuro: per loro il passato sta avanti, perché è noto, si vede; il misterioso futuro arriva alle spalle. E forse non sarebbe una cattiva immagine da adottare: lavora meglio il carpentiere ben presente sui mattoni posati, di quello che rimastica il progetto ultimo, assorto. Invertirebbe anche lo sguardo della discendenza: non sarebbe il padre che guarda il figlio, ma viceversa. Realizzerebbe il vecchio detto della Terra che non è eredità dei genitori, ma prestito dei figli. E specie in un momento di grave incertezza sul futuro, come questo, può essere una prospettiva che rende equilibrio nell'imprimere ciò che potrà o dovrà essere.

È diventata (nel caso prima non lo fosse) una parola necessaria e piena di promesse, ma anche di preoccupazioni e di incertezza, soprattutto per chi ha perduto casa o lavoro o affetti o luoghi. Sarà complicato imparare a fare i conti con il futuro e con il passato, perché i confronti saranno difficili tra due tempi che rischiano di essere molto diversi, come prima e dopo una guerra.

Parola pubblicata il 01 Marzo 2013

Parole terremotate, parole rinnovate - con Associazione LaCà

Con l'associazione culturale LaCà, nata dopo il sisma in Emilia, cerchiamo di capire come alcune parole si sono trasformate dopo il terremoto e come si possono rinnovare.

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