Lava
là-va
Significato Massa di rocce fuse che fuoriesce da un vulcano durante un’eruzione; per estensione, la roccia solidificata derivante dal suo raffreddamento
Etimologia dal dialetto napoletano lava, originariamente usato per indicare uno scorrimento d’acqua piovana e fango, a sua volta dal latino labes, ‘caduta, rovina’.
Parola pubblicata il 19 Gennaio 2026
Italianismi - con Giada Aramu
Molte parole italiane sono state adottate in lingue straniere. Sono gli italianismi, che ci raccontano la peculiare forma del prestigio della lingua italiana (parla un sacco di cucina, ma non solo). Con Giada Aramu, docente di italiano come lingua seconda, un lunedì su due esploreremo questo arcipelago di parole che non sono più soltanto nostre.

Se molti italianismi riguardano la sfera del gusto o del costume, ‘lava’ rappresenta uno dei contributi più rilevanti della nostra lingua alle scienze naturali. In geologia, il termine distingue con precisione il magma che ha perso i gas una volta emerso in superficie, identificando un fenomeno che per secoli è stato osservato e documentato con particolare rigore proprio in Italia, grazie alla costante attività dei suoi complessi vulcanici. La parola è diventata il ponte tra l'osservazione empirica popolare e la sistematizzazione accademica, trasformando una minaccia urbana in un concetto universale.
Linguisticamente, il percorso della parola rivela una radice meno infuocata di quanto si pensi. Deriva dal latino labes (‘caduta, rovina’) e nel dialetto napoletano lave indicava originariamente i torrenti di pioggia che, scendendo dai colli dopo temporali violenti, trascinavano detriti e fango per le vie della città.
Il passaggio semantico avvenne per analogia: fra le prime attestazioni di quest’uso si riporta quella dello scienziato Francesco Serao, che durante l’eruzione del Vesuvio del 1737 descrisse la colata incandescente paragonandola proprio a quella ‘lava’ di fango che i cittadini temevano. Il tropo colmò una lacuna terminologica, legando per sempre il fuoco all'immagine di un fluido che scivola rovinosamente nel paesaggio.
Oltre all'aspetto scientifico, la parola ha generato curiosità internazionali affascinanti. In Islanda, terra di vulcani, nonostante la ricchezza di termini autoctoni, la parola ‘lava’ vive come internazionalismo: gli islandesi hanno il termine hraun per l'uso comune, ma possono optare per ‘lava’ in contesti accademici e turistici. In Giappone, il concetto è reso con yōgan (溶岩), ma ‘lava’ come termine poetico italiano è spesso citato nelle accademie d'arte per descrivere la tecnica dell'invetriatura della ceramica che richiama le colate vesuviane.
Un’altra curiosità originale riguarda il mondo dell'aviazione e dello spazio. Il termine è usato dalla NASA per descrivere fenomeni e formazioni geologiche extraterrestri, come su Marte e Venere. In lingua portoghese, inoltre, l'italianismo ha assunto un’interessante valenza figurata: oltre al significato geologico, la lava è usata per descrivere un'estrema intensità di emozioni, pensieri o azioni. Quando un sentimento è travolgente e inarrestabile viene (romanticamente) paragonato alla materia vulcanica (uma lava de sentimentos), sottolineando una forza interiore che non può essere contenuta.
Oggi, l'uso di ‘lava’ è così consolidato che spesso se ne dimentica l'origine urbana. Eppure, la parola conserva traccia del suo significato originario nel modo in cui descrive il movimento del materiale fuso: un lento e inesorabile scivolamento verso valle che trasforma il territorio. Alla fine, l'adozione di questo italianismo testimonia come l'osservazione scientifica possa trasformare un’espressione locale nel nome definitivo di forze indomabili.