SignificatoChe ha molte anime; che racchiude in sé una molteplicità di sentimenti, voci e nature diverse
Etimologia dal latino tardo multanimis, composto di multi- ‘molti’ (da multus ‘molto’) e anima ‘anima’, a sua volta ‘soffio, respiro vitale’.
Diamo per scontato di avere un'anima sola, e di esserle grossomodo fedeli. Eppure ci capita di sorprenderci felici dentro un dispiacere, teneri nel mezzo della rabbia, divisi fra due voci che parlano in noi nello stesso istante. Per chi sente questo — per chi sente di contenere più di una persona, una dissonanza o un piccolo parlamento, magari — la lingua ha conservato un aggettivo raro sì ma formidabile: multanime.
Vuol dire, alla lettera, 'dalle molte anime'. Mica opaco. L'anima, ricordiamolo, non nasce come parola di inafferrabile astrazione: nasce come soffio. Anima, in latino, è il respiro, l'aria che entra e tiene in vita; e la stessa radice respira nel greco ánemos, il vento. D'altro canto pure lo spirito è figlio dello spirare. Multanime naturalmente emerge molto a valle, e vale proprio 'dalle molte anime', ma è bello vederci dentro i molti fiati, aneliti, respiri, molte arie che con ritmi e folate differenti animano una stessa persona.
Non è una parola da conversazione spiccia, però: puzza di poesia da lontano — e in effetti di una poesia abbastanzaprecisa: quella di fine Ottocento, innamorata di termini rari, e in inesausta cerca di parole capaci di dire l'antico ma anche il moderno, foriero di complicazioni tanto nuove. Dopotutto, era la stagione in cui si guardava dentro l'umano e lo si trovava abitato da molti: desideri che si contraddicono, un io che si moltiplica, una coscienza a strati. Multanime è di quella famiglia: serve se non ci accontentiamo di complesso, e vogliamo trasmettere l'idea esatta di una pluralità che abita dentro, sotto una sola pelle, e con un'energia speciale. I momenti in cui merita d'essere spesa, nonostante la ricercatezza, ci sono, e il perché s'intende bene guardando i paraggi.
Il suo cugino più pirotecnico è proteiforme, che però cambia forma, non anima: muta l'apparenza, come il dio Proteo che si trasformava per sfuggire alla presa di chi cercava di catturarlo (ne abbiamo parlato già troppe volte). Cangiante è superficiale, sta sui colori e sugli umori, e gioca di riflessi. Poliedrico, come il compare sfaccettato, guarda a inclinazioni e manifestazioni di un uno versato in molte cose. Molteplice conta, stando sul generico. Multanime dà un taglio davvero unico: non la forma, non i colori, non le abilità, ma le anime — con sintesi poetica.
Posso parlare di un attore multanime, che pare vivere vite diverse in campo artistico, politico, privato; di un romanzo multanime, che tiene insieme prospettive e racconti che hanno radici disparate; di un'amica multanime, che meravigliosamente in una sera sa essere per noi tre persone. A guardarla più da vicino, forse dice qualcosa di meno specifico di quanto sembrasse: un gioco delle parti interiore ce l'ha ogni singola persona.
Diamo per scontato di avere un'anima sola, e di esserle grossomodo fedeli. Eppure ci capita di sorprenderci felici dentro un dispiacere, teneri nel mezzo della rabbia, divisi fra due voci che parlano in noi nello stesso istante. Per chi sente questo — per chi sente di contenere più di una persona, una dissonanza o un piccolo parlamento, magari — la lingua ha conservato un aggettivo raro sì ma formidabile: multanime.
Vuol dire, alla lettera, 'dalle molte anime'. Mica opaco. L'anima, ricordiamolo, non nasce come parola di inafferrabile astrazione: nasce come soffio. Anima, in latino, è il respiro, l'aria che entra e tiene in vita; e la stessa radice respira nel greco ánemos, il vento. D'altro canto pure lo spirito è figlio dello spirare. Multanime naturalmente emerge molto a valle, e vale proprio 'dalle molte anime', ma è bello vederci dentro i molti fiati, aneliti, respiri, molte arie che con ritmi e folate differenti animano una stessa persona.
Non è una parola da conversazione spiccia, però: puzza di poesia da lontano — e in effetti di una poesia abbastanza precisa: quella di fine Ottocento, innamorata di termini rari, e in inesausta cerca di parole capaci di dire l'antico ma anche il moderno, foriero di complicazioni tanto nuove. Dopotutto, era la stagione in cui si guardava dentro l'umano e lo si trovava abitato da molti: desideri che si contraddicono, un io che si moltiplica, una coscienza a strati. Multanime è di quella famiglia: serve se non ci accontentiamo di complesso, e vogliamo trasmettere l'idea esatta di una pluralità che abita dentro, sotto una sola pelle, e con un'energia speciale. I momenti in cui merita d'essere spesa, nonostante la ricercatezza, ci sono, e il perché s'intende bene guardando i paraggi.
Il suo cugino più pirotecnico è proteiforme, che però cambia forma, non anima: muta l'apparenza, come il dio Proteo che si trasformava per sfuggire alla presa di chi cercava di catturarlo (ne abbiamo parlato già troppe volte). Cangiante è superficiale, sta sui colori e sugli umori, e gioca di riflessi. Poliedrico, come il compare sfaccettato, guarda a inclinazioni e manifestazioni di un uno versato in molte cose. Molteplice conta, stando sul generico. Multanime dà un taglio davvero unico: non la forma, non i colori, non le abilità, ma le anime — con sintesi poetica.
Posso parlare di un attore multanime, che pare vivere vite diverse in campo artistico, politico, privato; di un romanzo multanime, che tiene insieme prospettive e racconti che hanno radici disparate; di un'amica multanime, che meravigliosamente in una sera sa essere per noi tre persone.
A guardarla più da vicino, forse dice qualcosa di meno specifico di quanto sembrasse: un gioco delle parti interiore ce l'ha ogni singola persona.