Paraggio

pa-ràg-gio

Tratto di mare vicino alla costa; al plurale, vicinanze, dintorni; anticamente, condizione sociale, e nel diritto feudale quota di beni che spettavano ai figli cadetti esclusi dalla successione; uguaglianza, parità

nei primi significati dallo spagnolo paraje 'luogo di sosta', giunto attraverso il francese parages; nei secondi, dal francese parage 'parentela', derivato di pair 'pari', da cui anche gli ultimi.

Diverse parole convivono in questa sola forma - e una in particolare merita una certa attenzione.

Innanzitutto, una panoramica sugli esiti desueti: il paraggio che scaturisce dalla radice di 'pari' ha significato la condizione sociale, il lignaggio (per cui si può parlare di persone d'alto paraggio, o di paraggio inferiore), e anche una situazione di parità, di uguaglianza (le forze opposte si trovano in paraggio). Per quanto questi usi suonino desueti, mantengono un certo smalto.

Usato al plurale, prende invece comunemente il significato di vicinanze, dintorni - e l'immagine con cui lo comunica è formidabile. Infatti lo spagnolo 'paraje' da cui questa parola nasce indica propriamente un luogo di sosta. Ora, quando ci si ferma in un luogo (pensiamo di aver scaricato la macchina o di aver piantato la tenda) le possibilità di movimento risultano molto ridotte. Ci si può muovere solo nelle immediate circostanze: così si viene a definire una zona di paraggio (i paraggi). Allora si cerca una farmacia nei paraggi, si nota che nei paraggi scorre un fresco ruscello, o che nei paraggi non c'è nessuno. E in gergo marinaresco i paraggi diventano il tratto di mare vicino a una costa.

Parola gagliardissima perché tutt'altro che astratta e concettuale: scaturisce direttamente da un'esperienza geometrica che a tutti capita di vivere.

Parola pubblicata il 11 Luglio 2016

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