Penuria
pe-nù-ria
Significato Mancanza o grave insufficienza di ciò che occorre
Etimologia voce dotta recuperata dal latino paenūria ‘scarsezza’, derivato di paene ‘quasi’.
Parola pubblicata il 29 Agosto 2026

pe-nù-ria
Significato Mancanza o grave insufficienza di ciò che occorre
Etimologia voce dotta recuperata dal latino paenūria ‘scarsezza’, derivato di paene ‘quasi’.
Parola pubblicata il 29 Agosto 2026
Questa parola ha un equilibrio molto particolare. Il significato è noto e accessibile — la penuria è una grave insufficienza di ciò che serve. Perciò (anche se riesce ad abbracciare dimensioni morali) stiamo parlando di una quantità, e quindi di una misura. Ma riesce ad essere indefinita, sospesa. Inoltre, e soprattutto, riesce a fotografare una quantità che in quell'indefinitezza è precisa — ed è un quasi.
La trafila etimologica è semplice. Penuria viene dal latino paenūria, che nasce da paene, cioè proprio 'quasi' — e lo sappiamo bene, il quasi non è abbastanza. Ma non è nemmeno nulla, per quanto ci si avvicini.
Ora, la mancanza può essere anche radicale e liberatoria. È un'assenza che impone l'alternativa. Se mi mancano le uova, devo aprire il plico col piano B. La scarsità allarma, fa fluttuare i prezzi, fa competere, in certi casi la si ricerca pure.
La penuria si pone in un interregno — c'è penuria di qualcosa che non c'è quasi più. Non adombra più un competere (la penuria è meno che scarsità), ma un racimolare ingegnandosi. Che però ancora non si è volto altrove, a cercare altre risorse su altri lidi.
Difatti la penuria di idee ci fa adottare soluzioni spigolate; la penuria di volontari fa sì che il servizio resti appena attivo; la penuria di tempo ci fa strizzare tutto il più possibile nell'agenda.
E se tendiamo bene l'orecchio notiamo che è sofferta, la penuria. E addentro. Quasi con una nota di esperienza intima.
Più della carenza, che invece spesso ha un cipiglio logistico, amministrativo, gestionale (una carenza di grano, così come una carenza muscolare o una carenza d'affetto, hanno sempre quegli occhiali). Più dell'insufficienza, che in maniera didascalica qualifica un parametro che non arriva a bastare. D'altro canto è cugina del paenĭtēre, provare quel rincrescimento scontento che è alla base della penitenza. (La pena, invece, etimologicamente è di tutt'altra famiglia.)
Che risultato raffinato. Non che la penuria si elevi ad altezze di registro olimpiche; la sua è una finezza intrinseca, una delicatezza raccolta nel significare una situazione di ristrettezza che può manifestarsi nei più vari piani del concreto e dell'ideale.