> L'inglese ed io

Comunicazione politica e anglicismi, una relazione seria

Com'è che il lessico politico pullula di prestiti inglesi, e per quali ragioni?

Dei tanti settori in cui la lingua si dirama, quello della politica è sicuramente uno dei più produttivi in materia di neologismi.

Naturalmente, per degli organi da cui ci si aspetta non solo di stare al passo con l’evoluzione della società ma anche di produrre in prima persona il cambiamento e l’innovazione (non per nulla si tratta di due parole chiave presentissime negli slogan e nei programmi politici), questo è del tutto normale.

E tutti abbiamo di certo notato che c’è anche una certa tendenza a sfruttare la lingua inglese per comunicare questo scopo. Le ragioni possono essere tante e svariate, ma di certo individuarne alcune ci può aiutare a fare un po’ d’ordine.


Tu vuo' fa' l'americano

La globalizzazione spinge da anni verso una omogeneizzazione dei prodotti culturali, sociali, politici ed economici, e lo fa quasi sempre a vantaggio della cultura dominante dei nostri tempi, ovvero quella angloamericana. Questo è ovviamente un fenomeno a tutto tondo, e ci basta pensare alle tendenze riscontrabili nel mondo della musica, del cinema e della televisione per accorgercene.

La classe politica italiana si mostra già da tempo coinvolta in questo processo, addirittura da quando di globalizzazione neppure si parlava: tra il ‘700 e l’800 le rivoluzioni sociali e il mutamento degli ordinamenti politici provoca, con la circolazione delle idee e dei sistemi, anche un’importazione di anglicismi, per la maggior parte adattati (tra i tanti possiamo citare alcuni calchi come coalizione, mozione, ostruzionismo) ma non solo: c’è infatti anche la presenza, seppur sporadica, anche di anglicismi integrali, ovvero adottati nella stessa identica forma che presentano nella lingua originale (ricordiamo, ad esempio, club e leader). 

L'esplosione di act, day, tax 

La tendenza all’importazione di termini in campo politico non si è affievolita. Al contrario, prestiti anche piuttosto datati e oramai integrati nella lingua italiana convivono nell’uso con altri che ancora non sono presenti nei nostri dizionari.

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