Basta

Parole terremotate, parole rinnovate

bà-sta

Esclamazione, il cui intento è chiedere o porre fine a qualcosa. È forma impersonale del verbo bastare.

Sconosciuto. Forse dal greco: bastàzein sopportare.

È un'esclamazione forte, quasi performativa: la sua pronuncia vorrebbe segnare la fine di qualcosa - anche se quel che fa effettivamente è imporla, richiederla o proporla, tracciando il limite dell'opportunità o della sopportazione. Così verranno ad esistere tante diverse sfumature di "basta", che variano a seconda della posizione di chi parla rispetto a ciò che dovrebbe finire: basta, devo proprio andare; basta violenza, non te lo permetto più; basta pioggia, ti prego. La bellezza e la potenza di questa parola sta proprio nella sua generale aspirazione a generare una cesura, uno iato fra presente e futuro.

Un'implorazione o un ordine di smettere (rivolta a chi?) ma anche una valutazione che (di terremoto) ce ne è ormai stato a sufficienza. Basta lo si è pensato e detto fin dai primi giorni, ma il terremoto è proseguito. Si è visto allora che eravamo in grado di affrontarlo meglio di come avremmo immaginato. Il confine della sopportazione che pensavamo ormai raggiunto si è rivelato mobile e modificabile. E noi con lui.

Parola pubblicata il 22 Marzo 2013

Parole terremotate, parole rinnovate - con Associazione LaCà

Con l'associazione culturale LaCà, nata dopo il sisma in Emilia, cerchiamo di capire come alcune parole si sono trasformate dopo il terremoto e come si possono rinnovare.

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