Blasfemo

bla-sfè-mo

Che offende la divinità

dal latino: blasphemus, mutuato dal greco blasphemia ingiuria, composto di pheme parola. Stessa radice di "bestemmia".

Scoprire che la nobile e sdegnosa blasfemia è identitariamente uguale alla bestemmia becera e ignorante è stata una rivelazione.

Il blasfemo viene bollato con solennità: ha in sé il potere scuro e terribile di ingiuriare l'altissimo, di insozzarlo direttamente, circostanziatamente e con forza.

Ora però sono tempi stretti per il blasfemo, essendo tempi stretti per il sacro; la bestemmia, che un tempo era espressione ampia, gagliarda e ribelle, ha trovato successo contraendosi in esclamazione tonta e bassa.

Ma evitando geremiadi, ampliando il concetto dell'altissimo che viene lordato si può ridare smalto a questi fondamentali concetti: blasfemo è il razzista che sputa sull'uguaglianza degli uomini, blasfemia è un'università che ferma e conforma, bestemmia la dichiarazione d'amore insincera.

Parola pubblicata il 18 Dicembre 2011

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