Contento

con-tèn-to

Soddisfatto, allegro

dal latino: contentus participio passato di continere contenere.

Chi si contiene entro certi limiti e non spinge oltre la propria brama è contento; questo non è un discorso facile, anzi è un pantano.

Dai tempi in cui lo diceva Epicuro (o il Buddha, o Terzani, o... be', lo hanno detto e lo dicono un sacco di tipi ganzi) la verità di questa affermazione non è cambiata: il desiderio genera la mancanza. La mancanza genera la sofferenza. E sfrondare resta la via maestra nella maggioranza dei casi: se non desidero un macchinone particolare non starò male tutte le volte che lo vedo o ci penso, né chiederò prestiti gravosi o mi comprometterò la salute per potermelo permettere. Sarò contento della macchina che ho - e in questo senso potare i desideri arricchisce e rinvigorisce la felicità.

Ma questo non è vero solo nelle voglie venali; anche desiderare con la brama di un titano un mondo più giusto, un mondo senza povertà, un mondo più solidale e democratico non ti fa essere contento. Ti procura rabbia, scorno, dolore, disillusione, paura, forse odio. Ma può essere necessario, un sacrificio.

L'equilibrio, fra il desiderio e la contentezza non è facile. Come sempre nella vita, conosci i due estremi ma è il punto di equilibrio che ti frega.

Parola pubblicata il 23 Luglio 2012

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