Diavolo

dià-vo-lo

Agente maligno soprannaturale, spirito del male

attraverso il latino ecclesiastico diabolus, dal greco diàbolos propriamente 'ingannatore, accusatore, separatore', derivato di diaballein 'condurre attraverso, accusare, ingannare, seminare inimicizia', composto di dia 'attraverso' e ballo 'metto, lancio'.

Il termine diavolo ci racconta qualcosa di più penetrante di quanto affiori dalla sua classica iconografia. Infattiin questo nome raccogliamo la suggestione originaria dell'accusa calunniosa, dell'inganno, di tutto ciò che ha come effetto la separazione, l'allontanamento e l'inimicizia fra gli uomini.

Quando il cristianesimo crebbe sul sostrato delle tradizioni precedenti, i satiri pagani furono trasfigurati in demoni dell'inferno — dalle punte degli zoccoli a quelle delle corna — e la figura avversa a Dio prese il nome di chi manipola e travia e calunnia e straccia e abbaglia, separando da lui e fra di loro le sue creature.

Prescindendo dalle raffigurazioni vecchie e nuove, e considerandolo sia in senso strettamente religioso in una funzione simbolica più laica, il diavolo mantiene il suo ruolo di forza superiore o interna che ostacola e separa: perché, senza metter piede in metafisica, quando il diavolo ci mette la coda si crepa la linearità filante del progetto, si frattura l'armonia del mondo, ci separiamo da ciò che conta. Ma se pensiamo al buon diavolo, al mefistofelico e a simili presenze nella nostra lingua, si comprende che del diavolo intendiamo volentieri il lato umano.

Parola pubblicata il 29 Agosto 2010

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