Eggregora

eg-grè-go-ra

Convergenza psicologica di un gruppo che genera un'entità ideale o fisica

si vuole che derivi dal greco: gregoreo vegliare, vigilare. Forse dal latino: ex fuori e grex gregge, gruppo.

Chiariamo che si tratta di una parola propria dei temi dell'occulto e dell'esoterismo, la cui etimologia può essere solo approssimata; chiariamo anche che fenomeni simili all'eggregora sono osservati dalla sociologia e dalla psicologia sociale, ma ripuliti da connotati mistici.

La suggestione di fondo dell'eggregora è che un pensiero intensamente partecipato da un gruppo di persone, così come un sentimento, possa generare un'entità autonoma, una concrezione di quel pensiero o di quel sentimento. Pensiamo ad esempio alle figure letterarie del mostro che viene generato dalla paura, o alla soggettività che acquisiscono concetti come quello di nazione.

L'idea di un'eggregora collegata etimologicamente alla vigilanza è tipicamente esoterica: vengono in considerazione creature o atmosfere protettive chiamate a vegliare o a sorreggere il rito occulto; invece l'etimo latino che vuole l'eggregora collegata a qualcosa di prodotto dal gruppo si trova più in linea con le dinamiche confermate dalle scienze psicologiche e sociali - pensiamo ai fenomeni di isteria di massa, o alle allucinazioni collettive. Più semplicemente, l'eggregora si può pensare come il tentativo di attribuire una personalità, una forma, all'informe nuvola di pensieri e sentimenti condivisi intensamente da un gruppo: quell'atmosfera che permea l'aria, che invita tutti allo stesso sentire in una fluida comunione.

Parola pubblicata il 27 Maggio 2013

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