Espiare

e-spi-à-re

Purificarsi da una colpa scontando una pena

dal latino: expiare placare la collera di una divinità con riti e sacrifici, composto da ex intensivo e pius pio.

Non è un concetto facile: ha a che vedere con una sfera intimamente spirituale, se non religiosa - e in effetti è un concetto proprio di molte religioni, in primis di quella cristiana: accogliere una sofferenza, un sacrificio, uno sforzo che lavi via una colpa dalla propria coscienza.

Questo è un carattere importante del concetto di espiazione: la dimensione tutta interiore. Capita di sentir dire che è un bene che Tizio marcisca in galera per i prossimi dieci anni, così espierà le sue colpe; ma infliggere sofferenza ad un colpevole non gli fa espiare un bel niente. Né lo fa imporre un sacrificio. Deve essere lui in prima persona ad accettare, perfino a desiderare di passare attraverso un'esperienza alta per riguadagnare la propria purezza, per meritarla di nuovo. La coscienza vive in un'interiorità impermeabile dall'esterno, e così fa il fenomeno dell'espiazione. Il buon parlare esige precisione.

Ad ogni modo non è un concetto maneggiato spesso; la diluizione della cultura cristiana lo ha reso sempre meno usuale, così come l'esilio del rito e del sacrificio dalla quotidianità. E forse anche il concetto stesso di colpa si è indebolito uscendo dalla dimensione spirituale. Con tutti i pro e i contro.

Parola pubblicata il 24 Aprile 2013

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