Orizzonte

o-riz-zón-te

Linea che separa il cielo dalla terra e dal mare

dal latino: horizon, a sua volta dal greco: horizon che limita, sottinteso kyklos cerchio. Il cerchio di confine.

Non si tratta che di una linea immaginaria, che sta solo negli occhi di chi guarda - limite ultimo verso cui si può spingere la vista, il senso umano che giunge più lontano, segnato con forza dalle vette dei monti o dai dorsi delle colline, o sfumato nella pianura o nel mare dalla rotondità della sfera terrestre.

Nel suo cerchio più o meno spezzato suggerisce al senso dell'osservatore di esserne il centro, tracciandogli intorno un ambiente circolare, riecheggiando la sua centralità nella sua vita, il suo proprio punto di vista che si sposta e agisce nel mondo. Forse per questo, nella frenesia delle città, si cammina ad occhi bassi sul marciapiede ma si cercano le terrazze, le torri, i belvedere fuori dai canyon delle strade, perché in città l'orizzonte non si vede quasi mai, se non a volte in un ritaglio fra le case, mentre è proprio l'orizzonte a calmare l'anima quando si sta in riva al mare o in cima a un monte, il cerchio-limite che ti ripete insieme che puoi essere il tuo baricentro e che puoi andare, lontano o vicino, dove vuoi. E perciò, nella lingua, resta il simbolo dello spazio (i nuovi orizzonti, gli orizzonti vasti delle idee, delle aspirazioni) - uno spazio umano, definito, magari in movimento ma sempre in equilibrio.

Parola pubblicata il 19 Agosto 2012

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