Ovvero

ov-vé-ro

Congiunzione disgiuntiva

composto di o e vero in senso rafforzativo.

Fra la lingua corrente e lo scritto istituzionale e accademico, l'ovvero gioca lo stesso ruolo dell'architrave basso su cui sbatti sempre la testa - che ti fa dire "Sarò scemo? Ci picchio sempre". Così leggendo un testo come un contratto, un manuale, un articolo, leggi 'ovvero' credendo che voglia dire 'cioè', e invece vuol dire 'oppure'. E quando ti accorgi che la frase non ti torna, riscorri indietro, vedi l'ovvero, ricorreggi il senso e prosegui.

Ma se accettassimo un ovvero esplicativo, che vuol dire cioè e basta? Ci risparmieremmo un bel po' di capocciate.

Da salvare, però, la bellezza dell'ovvero (nel senso di oppure) che introduce il sottotitolo di un'opera: "Candido, ovvero l'ottimismo", "Il Dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba", "Marcovaldo, ovvero le stagioni in città". Ha un'aura fascinosa, come chi ti sta per raccontare una storia.

Parola pubblicata il 14 Settembre 2012

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