Pinze

pìn-ze

Utensile composto da due elementi uniti da una cerniera o da una molla, o da un elemento flessibile unico piegato a U, impiegato per stringere o afferrare

dal francese: pince, pinces al plurale, derivati del verbo pincer pizzicare.

Questa parola, che allo stesso modo di altri attrezzi composti da due elementi incernierati vive sempre sul crinale fra singolare e plurale (pensiamo alle forbici), descrive un utensile molto versatile: i suoi due bracci possono essere accomodati in maniera da afferrare e stringere, e magari tagliare, a un tempo razionalizzando la forza della mano in una stretta straordinariamente intensa o precisa e frapponendo un tramite inerte fra la mano viva e l'oggetto (magari incandescente). Dal chirurgo all'elettricista, dal fabbro all'orafo, sembra che quasi nessun mestiere manuale possa prescindere da questo strumento, antico come le Piramidi.

Anche nella lingua è difficile fare a meno della sua immagine, che trasmette forza e cautela: se si afferma di volere o dover prendere qualcosa con le pinze, si può intendere, ad esempio, riferirsi ad un'informazione che si accetta col beneficio del dubbio, tenendola ben stretta ma senza toccarla - il che si pone perfettamente in linea con l'immaginario della notizia bollente; ma ci si può riferire in generale ad ogni idea, tesi, impressione, affermazione che necessiti di essere ponderata con prudenza, prima di essere accettata, figuratamente, in mano.

Parola pubblicata il 19 Marzo 2014

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