Prossimo

pròs-si-mo

Molto vicino; successivo

dal latino: proximus superlativo di prope vicino.

È una parola di registro alto: quando diciamo di essere prossimi ad una soluzione, o invitiamo a pensare al prossimo, il nostro tono è raffinato. Eccezione: quando intendiamo prossimo come "successivo", e quindi quando sul bus chiediamo "Scusi, quale è la fermata della Stazione?" "La prossima" "Ma cioè questa o quella dopo?": non c'è mai verso di intendersi.

Il prossimo è il più vicino: come aggettivo indica un'imminenza, un contatto quasi fisico, magari anche in senso temporale; come sostantivo indica chi ci è vicino - pensiamo ai parenti prossimi. Ma su questo secondo senso ha avuto una forte influenza la concezione cristiana del prossimo, inteso come altro uomo, come altro membro della comunità umana. E questo è un prossimo che anche laicizzato ha molto da dare: il prossimo è qualcuno con cui, volenti o nolenti, si condivide molto.

In Olanda esistono i "polder", parti di terra strappata al mare per mezzo di dighe e pompe. Tutti quelli che vivono nel polder, ricchi e poveri, amici e nemici, hanno la consapevolezza della costante minaccia del mare che incombe sulla loro terra: dalle azioni di tutti vòlte al buon funzionamento di quelle dighe e pompe dipende la sopravvivenza di tutti. Mi sembra una bella immagine di che cosa sia un prossimo, un vicino con cui condividi cielo, terra e futuro. E magari, già che ci sei, qualche sorriso.

Parola pubblicata il 31 Marzo 2013

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