Ultimatum

ul-ti-mà-tum

Ingiunzione perentoria, che chiude ogni discussione; nel diritto internazionale, atto con cui uno Stato fa conoscere le sue ultime proposte, con la minaccia di chiudere i negoziati o usare la forza

voce del latino moderno, coniata nel linguaggio diplomatico; dal latino ultimus estremo, ultimo.

Questa parola descrive un concetto molto suggestivo; maturata in ambito diplomatico, significa in primis l'ultima proposta che uno Stato fa durante un negoziato: nel caso in cui non venga accolta, la reazione che segue all'ultimatum è seria, e oltre a una definitiva rottura dei negoziati, può arrivare all'uso della forza militare. Gli esempi d'uso, in questo senso, purtroppo affollano - e hanno sempre affollato - le pagine di cronaca.

Interessante è anche il significato esteso che questa parola può avere, intendendo in generale ogni ingiunzione che non ammette repliche - chiusura di ogni discussione, che ventila minacce di provvedimenti gravi. A esempio, la madre lancia l'ultimatum al figlio che non vuole rimettere a posto camera sua: o la sistema oggi, o tutto ciò che si trova sul pavimento verrà buttato via; il creditore può intimare un ultimatum al debitore, ingiungendogli di pagare, altrimenti passerà alle vie legali; il professore, dopo aver concesso una moratoria sulla consegna dei compiti, impone un ultimatum con l'ultima data in cui potranno essere consegnati - altrimenti, sarà un tre.

Al di là dei suoi usi, va notata l'intima grazia di questa parola, così forte e chiara; nella sua sintesi ha i colori dell'estremo e del finale: una cesura, una coppia di colonne d'Ercole, una cateratta oltre la quale può esserci di tutto.

Parola pubblicata il 22 Dicembre 2014

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