Vergogna

ver-go-gna

Sentimento di disagio rispetto ad una condanna sociale; disonore

dal latino: verecundia, da vereri riverire, aver rispetto.

Rispetto alla nobile gemella allotropa 'verecondia', questa parola ha preso una via popolare più dura, scura, di turbamento più grande e più serio. La vergogna, davanti ai propri modelli, è il sentire del fallimento, dell'errore, l'inadeguatezza rispetto al proprio ruolo. È molto più dell'imbarazzo, sociale e alla fine quasi ridanciano; la vergogna tocca corde profonde, identitarie.

Proseguendo, è molto facile il discorso sull'assenza di vergogna al giorno d'oggi: sfrontate facce di bronzo fanno l'impossibile senza però fare una piega; ma mi pare più fertile concentrarsi sull'invocazione "Vergogna!" che si sente spesso, certo anche in relazione alle suddette facce.

I valori identitari non si impongono: quello lo facevano i fascisti. E anche se ci pare che qualcuno che dovrebbe vergognarsi di qualcosa non lo faccia, anche se ci pare inammissibile, gridargli 'vergogna' è un voler prendergli la testa dalla nuca e piegarla in basso: non chiede umiltà, vuole umiliare. Le parole vanno pesate.

Parola pubblicata il 29 Settembre 2012

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