Chetichella

che-ti-chèl-la

Significato Nella locuzione avverbiale ‘alla chetichella’, ‘di nascosto’

Etimologia da cheto, che attraverso la voce del latino volgare ricostruita come quetus è dal latino classico quietus ‘calmo, tranquillo’.

È una parola che esiste solo nella formidabile locuzione ‘alla chetichella’, e già solo dire che significa ‘di nascosto’ ci mette davanti all’unicità della sua sfumatura: è 'di nascosto' sì, ma in maniera estremamente particolare. Tant'è che ci toccherà provare a pensare qualcosa di difficilotto.

'Chetichella' deriva da una parola che è quasi ovunque ormai desueta, cioè 'cheto' — col significato di 'silenzioso, tranquillo'; è il fratello popolare del dotto 'quieto' (risalgono entrambi al latino quietus). Dicevo 'quasi ovunque': ad esempio dalle mie parti in Toscana si usa ancora (si parla di acque chete, ci si invita a stare cheti o più bruscamente a chetarsi).

Ora, 'chetichella' è una sorta di diminutivo usato in funzione di avverbio — davvero esagerato però. Arriva a un suffisso consueto attraverso la capriola di una ripetizione inattesa (che-ti-che). Curiosamente non è l'unica opzione a insistere su questo taglio di significato con una ripetizione: dallo zitto zitto al quatto quatto, c'è evidentemente un risultato espressivo specifico, qualcosa di icastico, in questa tattica espressiva.

Proviamo a metterla così: c'è un che di inscenato, nella chetichella; non nel senso di 'simulato', ma nel senso di articolato a mo' di scena, che teatralmente coinvolge ingressi e uscite.
Posso sottrarti un documento di nascosto, o furtivamente, o anche zitto zitto, o senza dare nell'occhio (e via e via) — e questo può consistere in un'azione circoscritta, destra, praticamente invisibile. Su un palco non si noterebbe neppure, a meno di tattiche ad hoc volte a evidenziarla.

Invece non è altrettanto facile parlare di un sottrarre qualcosa alla chetichella: piuttosto, l'amica in ritardo entra alla chetichella prima che sia fatto l'appello, me la svigno alla chetichella in vista di un mio coinvolgimento imminente, e se mai mi capita di portar via qualcosa alla chetichella — tipo il libro che sfogliavo e che decido di prendere in prestito unilaterale — ecco che rappresento la mia uscita discreta ma ben visibile, quella del Bassotto che allunga un piede dopo l'altro e che in ogni momento potrebbe essere beccato dall'occhio di bue di un faro. C'è tensione drammatica. Se poi approfitto di un'occasione alla chetichella, ecco che questo agire nascosto (magari nascosto bene) si presta teatralmente ad essere notato.
La ripetizione offre l'eco di un movimento lento e cadenzato — come fa anche il quatto quatto, più compatto e timido (è fratello popolare di 'coatto'), e come farebbe anche lo zitto zitto, che però è più trasparente e vago.

Questo particolare modo di entrare, uscire e fare 'alla quieta' — anzi 'alla quietina', diciamo 'alla quietella', ma allora facciamo 'alla chetichella' — proprio per come è poco decifrabile, risulta anche poco didascalico. Ha maturato una personalità propria, che riesce a coniugare la discrezione coperta con un tratto plateale e una dose di sfacciataggine — ciò che si fa alla chetichella è invariabilmente inopportuno, spesso sbagliato, ma arriva serenamente all'illecito. Insomma è quasi un ossimoro, contrabbandato alla chetichella. Superlativo!

Parola pubblicata il 31 Marzo 2026