Zitto

zìt-to

Che tace; comando per intimare silenzio

voce onomatopeica.

Silenzioso, tacito o taciturno, muto, calmo, docile, arrendevole: sono diverse le parole che come sinonimi possono cercare di coprire i significati dello zitto, e questo è buffo. Infatti sono parole antiche, con pedigree etimologici lunghi e articolati, mentre lo zitto è un parvenu cinquecentesco, e per di più onomatopeico.

In questa parola c'è solo una minuscola frizione consonantica che spira fra i nostri denti: la pronuncia della sua 'z' si compone di una prima fase in cui il flusso d'aria è occluso, come in una 't', e solo in una seconda fase sfugge in un sibilo sordo ('ts'); è subito rotto dalla stretta vibrazione della 'i' e chiuso completamente da una doppia 't'; infine, rilasciato in una 'o'. In altri termini, in questa parola a trionfare non è il suono vocalizzato, ma la chiusura del suono. Può sembrare paradossale, ma è sufficiente pronunciarla, sentire il modo in cui l'aria non passa, per intendere la dinamica.

Con questo suono si rende uno zitto che tace, significato semplice. Ma questa banale astensione dal parlare e dal far rumore abbraccia tutte le sfumature psicologiche del silenzio: sto zitto quando per paura o rassegnazione subisco, sto zitto quando sono indifferente o prudente e passo oltre, stai zitta quando trattieni segreti, notizie delicate, vuoi farmi stare zitto con le buone o con le cattive quando sono pericoloso, se resto zitto capisci che c'è qualcosa che non va, o che sono pensieroso, o semplicemente introverso, se stiamo zitti insieme c'è incomunicabilità o una partecipazione totale, e il cane e il bambino stanno zitti quando dormono o quando ne stanno combinando una — perché zitti zitti non si dà nell'occhio (o nell'orecchio).

Ma è come comando che questa parola raggiunge il suo apice. Intima il silenzio: o complice («Zitto, arriva qualcuno!») o nemico («Zitto, non mi rivolgere la parola!») o d'autorità («Zitto e dormi!»), significa il suo significato simulando in una vocalizzazione stretta e smorzata ciò che comanda. Una meraviglia poderosa: un vero peccato che non si sappia di più su dove e quando è nata.

Parola pubblicata il 27 Ottobre 2019

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