Cloaca

clo-à-ca

Significato Fogna; ambiente ripugnante; luogo di vizio e corruzione

Etimologia voce dotta recuperata dal latino cloàca.

Parole alte per dire il basso — categoria squisita. Questa qui, in particolare, ha diverse colleghe sinonime sempre operose, e pronte a offrirsi ai nostri discorsi per garantirci effetti più immediati, coloriti e odorosi, ma è adatta anche ad altezze formidabili.

La sua prima attestazione, o almeno quella che spicca insieme per importanza e anteriorità, è in Dante; ora, è piuttosto noto che Dante, nella sua Commedia, non si perita a dipingere a toni forti il sudicio e l’immondo — anche se via via che il pellegrino si eleva gli spigoli tendono a smussarsi, e i toni a farsi condecenti, rispetto alle pure glorie celesti. Ma quando, nel XXVII del Paradiso, San Pietro trascolora (mio nonno avrebbe detto «s’inquieta», mia nonna avrebbe usato altri termini) rammentando il papa, suo successore, dice

Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,
il luogo mio, il luogo mio, che vaca
ne la presenza del Figliuol di Dio,

fatt’ ha del cimitero mio cloaca
del sangue e de la puzza [...].

La cloàca è la fogna, ma per buona esemplificazione è un nome di fogna che può usare il primo vicario di Cristo in Paradiso durante un’invettiva (quanta struggente rabbia in quella triplice ripetizione, ‘il luogo mio’!). È un latinismo bello e buono, un recupero dotto che ce lo restituisce così com’era in antichità; l’etimologia è dibattuta e incerta, ma pare sia da ricondurre a un verbo, clùere, che nel latino arcaico valeva ‘pulire, purgare’: dopotutto, la cloaca veicola lo sporco al fine di tenere pulito.

Ad ogni modo, se ai tempi si parlava di cloache in riferimento concreto a condotti fognari (e resta famosa la Cloaca Massima romana, fogna attiva da ventisei secoli), oggi la cloaca, dotta e pulita com’è, ha soprattutto una dimensione figurata.
È un ambiente in genere ripugnante, e se si sposta su un piano prettamente morale è un regno di vizio e corruzione. Posso parlare di come a forza di scaricarci chincaglierie per anni la cantina sia diventata una cloaca immonda, dello scannafosso che è ridotto a una cloaca infestata di topi, posso parlare di come il quartiere sia una gretta cloaca da cui non vediamo l’ora di venire via, o di come l’ufficio si sia lentamente trasformato in una cloaca rotta a ogni disonestà.

L’effetto è limpido. Come è diverso chiamare un luogo una fogna, quanto puzza di più! O anche chiamarlo chiavica — parola versatile e di ampio respiro (adatto per esempio anche alle semplici cose brutte) che è giusto derivata popolare del latino cloaca. Immondezzai, letamai, porcili hanno tutti un tratto molto meno dinamico, e soprattutto sono didascalici, e tremendamente terragni. Ci si avvicina di più la sentina, che però, col suo carattere marinaresco, sa giocare anche su questo campo un certo fascino. Per registro la cloaca si distingue comunque — ma anche con un suono, cloàca: un po’ rigurgito un po’ gorgoglio, proietta le altezze del latinismo nella giusta direzione espressiva. Da notare che anche il lessico scientifico lucra le capacità espressive della cloaca, ad esempio chiamando così la parte terminale dell’intestino di certi vertebrati, in cui sboccano anche i condotti del sistema urinario e delle gonadi.
Una vera meraviglia!

Parola pubblicata il 06 Marzo 2026