Paradiso

pa-ra-dì-so

dal greco: paràdeisos giardino, a sua volta dall'iranico pairi-daeza luogo recintato, composto di pairi intorno e daeza muro.

Rintanarsi in un privée non eleva né diparte per onore o reverenza - anzi.

Un luogo di beatitudine che escluda qualcuno o qualcosa è un luogo di menzogna e cecità ipocrita - sul binario dello splendido racconto "La maschera della Morte Rossa" di Poe. Perfino se dentro, al posto del Principe Prospero, ci si vuol piazzare un dio. Trovo un peccato che la teologia abbia scelto proprio questa parola per definire il Regno Celeste.

Un giardino recintato, per quanto stupendo, sarà sempre soltanto un grottesco tentativo di imbrigliare in una misura umana la vertigine sconfinata della Natura, invece di viverne l'immensità. Ogni paradiso, ci spiega la parola, è un paradiso artificiale come l'eroina - luogo di consapevolezza beata ed orba che non vuole vedere di là dalle mura dorate che erige.

Parola pubblicata il 19 Dicembre 2010

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