Colombre

co-lòm-bre

Significato Animale immaginario creato da Buzzati, che lo descrive come uno squalo col “muso da bisonte, [una] bocca che continuamente si apre e chiude [e] denti terribili”

Etimologia neologismo coniato da Buzzati nel racconto Il colombre, pubblicato sul Corriere della Sera nel 1961 e poi incluso nella raccolta Il colombre e altri cinquanta racconti (1966).

Così, l’idea di quella creatura nemica che lo aspettava giorno e notte divenne per Stefano una segreta ossessione. […] Egli sapeva che, di là dalle montagne, di là dai boschi, di là dalle pianure, lo squalo era ad aspettarlo. E, si fosse egli trasferito pure nel più remoto continente, ancora il colombre si sarebbe appostato nello specchio di mare più vicino, con l’inesorabile ostinazione che hanno gli strumenti del fato.

D. Buzzati, Il colombre

Che cos’è un colombre? È un qualcosa come… un hobbit. Cioè una parolina senza significato, che chissà perché comincia a ronzare nella testa di un autore fino a prendere corpo e respiro. Certe parole sono così: arrivano all’appuntamento con le cose in anticipo, ossia cominciano a esistere quando quello che significano non esiste ancora nella mente di nessuno. E perciò lo creano.

Questa in particolare nasce da un puzzle affascinante. Anzitutto Buzzati racconta d’un tale americano che, per dire “how many kilometers?”, pronunciava “how many colombers?”. Il che ha evocato in lui la vaga immagine d’una creatura che puoi incontrare diverse volte nel tuo viaggio e che pure rimane sempre all’orizzonte.

Ma certo la parola porta anche l’eco del latino “coluber”, serpente, che ha disseminato derivazioni in tutte le lingue romanze (incluso il nostro, ormai arcaico, “colubro”). Un critico ci ha visto anche un legame con lo spagnolo “columbres” (occhi), forse perché quando lo sguardo del colombre ti aggancia non ti lascia più (a un certo punto Buzzati lo dipinge addirittura con quattro occhi), o forse perché il mostro si lascia intravvedere all’orizzonte in modo discreto ma costante.

Addirittura la prima fonte potrebbe essere il disegno d’uno sciamano esquimese raffigurante Anky-Kiele, lo spirito del mare; un disegno che Buzzati potrebbe aver occhieggiato su qualche rivista o volume di curiosità esotiche.

La domanda però rimane: che cos’è un colombre? Il racconto pare chiaro in proposito: è un terribile mostro che, dicono i marinai, sceglie la sua vittima e la insegue fino in capo al mondo, come accade allo sventurato Stefano. Questo però non ci dice ancora nulla.

In realtà il colombre è tutto ciò che fuggiamo quando dovremmo fare proprio il contrario. Alla fine Stefano scopre infatti che il mostro non voleva divorarlo, bensì consegnargli una perla magica capace di dare felicità e fortuna. Ahimè, troppo tardi.

E allora, che cos’è un colombre? Le risposte sono tante, e tutte giuste. È quel mostro dell’inconscio che passi la vita a evitare, senza immaginare le ricchezze che può offrirti. È un messo dell’Onnipotente che ti cerca per portarti i suoi doni. È la morte che ti segue passo passo, e che forse è la tua più grande occasione di scoprire il mistero della vita.

Infine il colombre è il destino, ma non tanto il destino esterno, quello degli eventi che succedono “perché doveva andare così”. È un destino che nasce da dentro; infatti ognuno ha il suo colombre, visibile solo a lui (e ai famigliari più stretti). Per usare un’espressione di James Hillman, il colombre è un daimon: è il nucleo più autentico dell’anima, che chiede di essere espresso e realizzato e che invece è spesso sfuggito.

Tanti significati da portare, per un animale che neppure esiste. Il fatto è che per Buzzati gli animali sono sempre stati i messaggeri più efficaci. Basta sprofondarsi nello «sguardo terribile, tenero e profondo» del proprio cane per cogliervi «il messaggio di un mondo a noi sconosciuto» (da Il cane più bello del mondo).

Anche per questo Buzzati frequentava volentieri lo zoo vicino a casa sua dove, levatosi educatamente il cappello, usava conversare in silenzio con l’uno o l’altro animale. E si racconta che, il pomeriggio della sua morte, l’aria dello zoo fosse pervasa da una strana inquietudine e gli animali facessero forti versi, come per salutarlo.

Parola pubblicata il 31 Gennaio 2022

Dino Buzzati, le parole e i disegni - con Lucia Masetti

Celebriamo il cinquantesimo anniversario della morte di Dino Buzzati, scrittore, pittore, giornalista — uno degli autori che amiamo di più — con una settimana di pubblicazioni a tema, col patrocinio dell’Associazione Internazionale Dino Buzzati.