Equipollente
e-qui-pol-lèn-te
Significato Che ha uguale valore o efficacia, equivalente; in particolare, nel linguaggio burocratico, detto di titolo che vale quanto un altro
Etimologia voce dotta recuperata dal latino tardo aequipollens, composto di aequus ‘uguale’ e del verbo pollēre ‘essere forte, valere, avere forza’.
Parola pubblicata il 21 Luglio 2026

È una parola che sembra piuttosto ingessata e tecnica, ma ha qualcosa di intrigante. Dentro equipollente sembra annidarsi la potenza — mentalmente non lo traduciamo come equipotente? — e invece quella potenza non c'è. Il secondo elemento della parola non è una qualche variante del nostro potente, figlio di potere, ma un verbo latino diverso e la cui schiatta è quasi estinta, pollēre: 'essere forte, valere, contare'. Un fossile.
È sempre un rilievo curioso. Il latino aveva ovviamente vari modi di rappresentare la forza, e se da posse e potēre ci è venuta l'intera famiglia del potere, da pollēre, invece, quasi nulla: volendo potremmo grattare dal fondo del barile un prepollente ('molto forte, superiore per forza') ma è così sofisticato da suonare più da grammuffastronzolo che da dotto. Così, mentre potente si capisce, pollente suona come una storpiatura, al massimo una sua variante, magari antica — ed è invece l'erede legittimo di un verbo che valeva 'aver peso, contare'. Unito ad aequus, 'uguale', il termine dice con esattezza una roba abbastanza semplice: 'che ha forza pari', 'che vale altrettanto'.
Forse è anche per questa scorza un po' dura da masticare che la parola si è rifugiata dove la scorrevolezza si sacrifica a cuor leggero: uffici, regolamenti, codici. È soprattutto lì che vive, oggi, l'equipollente. Lo incontriamo quando un diploma estero viene dichiarato equipollente alla laurea italiana, quando un titolo vale quanto un altro agli effetti di legge, quando due percorsi diversi conducono allo stesso riconoscimento. Ha pure una vita tecnica più discreta: in logica due enunciati sono equipollenti se dicono la stessa cosa in forma diversa; in geometria lo sono due segmenti orientati di pari lunghezza e direzione.
Sul certificato, notiamo, non c'è scritto che il diploma è equivalente alla laurea, ma equipollente, e la sfumatura non è irrilevante.
Equivalente è una parola più spicciola, ha valore uguale in senso ampio — due somme, due scelte, due regali equivalenti. Equipollente è un doppio attento al protocollo: dichiara un'equivalenza formale. Diverso ancora è equiparato, che ammette un'uguaglianza stabilita — e il risultato può odorare di approssimativo.
Posso parlare di un titolo equipollente, di soluzioni equipollenti fra cui possiamo scegliere, di voti equipollenti in un collegio, come anche delle formule equipollenti ma sottilmente differenti con cui un risultato è stato riferito. È una parola da maneggiare con misura, perché fuori dai suoi uffici suona impettita (forse perfino antilinguistica); usata a proposito però regala anche lei le sue soddisfazioni E impiegare un piccolo fossile dà un certo piacere.