Protocollare

pro-to-col-là-re

Significato Riguardante il protocollo e le sue norme; regolare in modo ligio e meticoloso; puramente formale, convenzionale

Etimologia derivato di protocollo, voce dotta recuperata dal greco protókollon ‘primo incollato’, in riferimento al primo foglio del rotolo di papiro, composto di prôtos ‘primo’ e kólla ‘colla’.

Alcuni termini che paiono di compostezza grigia possono stupire. Stavolta non parleremo del protocollare in qualità di verbo — dato che il suo significato è semplicemente quello di ‘mettere a protocollo’, e quindi in genere far annotare un atto su un registro. ‘Protocollare’ è anche un aggettivo, ed è di questo che parleremo, dato che offre delle finezze tutt’altro che burocratiche a chi lo sappia usare.

Naturalmente il protocollare è innanzitutto la qualità di ciò che è proprio del protocollo e ne concerne le operazioni — riferendosi quindi all’apparato di un regolamento, di una procedura, o di un rito diplomatico. Prende in effetti il profilo sfaccettato di un ‘regolare’ (aggettivo) particolarmente ligio e meticoloso: pensiamo a una gestione protocollare della cerimonia, senza slanci poetici, a un’uscita non certo protocollare durante l’incontro al vertice, della cura protocollare con cui il custode permette l’accesso al tabernacolo antico nel cortile del palazzo, o con cui vengo accolto al pronto soccorso.

È un termine, insomma, che racconta l’inclinazione alla rispettosa formalità di una consuetudine o di una regola. Di qui si apre un mondo fuor d’ufficio.

[...] i garofanini sovrapponevano il loro odore pepato a quello protocollare delle rose ed a quello oleoso delle magnolie che si appesantivano negli angoli [...].

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ‘Il Gattopardo’

Nella qualità di conformità all’uso che troviamo nel protocollare c’è una vena di esteriorità. Non c’è intimità, trasporto partecipe. La sua formalità è pura, cauta, cortese, calibrata, consapevole, e risponde in maniera convenzionale a un regolamento. Non è un tratto di freddezza, quanto di aderenza.

È con puntualità protocollare che i figli annaffiano le petunie quando siamo in vacanza; torniamo su un bacetto protocollare di saluto con un bacio di gran passione; e notiamo le camicie bianche e i mocassini protocollari che tutti hanno indosso nella fila di tavoli all’ora dell’aperitivo.

Una parola incisiva, icastica, ricca, che sa scavalcare con agilità dal versante burocratico a quello poetico, e che anzi da quello trae la forza di un taglio inusuale e forte. Certo è un termine di un registro piuttosto ricercato, ma proprio il suo suonare come termine noto d’amministrazione la rende accessibile: ci sono persone che non sono esposte a poesia e letteratura, ma non ce n’è una che non sia esposta alla burocrazia.

Parola pubblicata il 15 Luglio 2021