Interfetto
in-ter-fèt-to
Significato Ucciso
Etimologia voce dotta recuperata dal latino interfectum, participio passato di interficere ‘uccidere, distruggere’, composto di inter- ‘in mezzo’ e facere ‘fare’.
Parola pubblicata il 04 Agosto 2026

in-ter-fèt-to
Significato Ucciso
Etimologia voce dotta recuperata dal latino interfectum, participio passato di interficere ‘uccidere, distruggere’, composto di inter- ‘in mezzo’ e facere ‘fare’.
Parola pubblicata il 04 Agosto 2026
A interfetto, il nostro caro Tommaseo, autore del più celebre dizionario dell'Ottocento, riservava una definizione circostanziata, che però chiudeva con un «ma è inutile». Mezzo secolo anche Panzini, autore di un altro celebre dizionario, rincarava, bollandola come «brutto latinismo del gergo forense». Eppure il suo ambito di significato è tanto delicato che continua a trovare impiego.
Interfetto vuol dire ucciso. Ma lo dice in maniera peculiare. Viene dal latino interficere, una parola che mostra una discrezione sorprendente — addirittura da interpretare. Inter-, montato sul facere, ci passa il concetto di un interrompere, o comunque di un intervenire nel mezzo, che disfa. Quindi 'uccidere, distruggere'. È una luce particolare, per il prefisso inter-, ed è quella che troviamo anche nell'interire, — 'andare in mezzo'? No, 'perire, sperdersi, rovinare'. Sa mediare una certa violenza intrusiva e frammentatrice, l'inter-.
C'è un'altra questione interessante. Amiamo coprire i morti, il che ci fa sperticare in eufemismi che annebbiano tutto— prendiamo parole come estinto o defunto. Parole per molti versi bizzarre, e l'evento è completamente privo di contorni. Se scegliamo parole come ucciso o ammazzato, chiariamo che una responsabilità c'è stata, ma le nostre parole in questo modo sono esplicite, crude. L'interfetto salva capra e cavoli: chiaro che la fine è stata causata da qualcuno — ma per la virtù d'essere un brutto latinismo, il discorso resta composto.
Questo spiega perché sia sopravvissuta esattamente dove è sopravvissuta: nei verbali di sopralluogo, nei referti, negli articoli di cronaca un po' audaci. In quelle righe chi scrive ha un problema concreto e serio — deve dire una cosa terribile in maniera asciutta, e senza coprire. L'interfetto è una soluzione poetica e tecnica: esatta, padrona... con una lieve sfumatura di provvisorietà, quasi adombra che ci sarà un tempo per un parlare più terragno.
Certo i suoi limiti sono trasparenti quanto la sua utilità. Chiamare qualcuno interfetto significa ridurlo all'ultimo fatto della sua vita: una persona riassunta in una circostanza. Ed è difficile trovare un contesto disinvolto in cui poterla usare con disinvoltura. Anche se, come tutte le parole di questa risma, sa esercitare un certo potenziale ironico — macabro, in questo caso, e interessante.