Pretulante
pre-tu-làn-te
Significato Che o chi si dilunga eccessivamente in discorsi, avvisi o esortazioni, specie con tono solenne o clericale, ma come se la conclusione fosse imminente
Etimologia voce d’origine discussissima. La derivazione più divulgata la vuole dal tardo latino ecclesiastico, forse da un ricostruito praetulans, -antis o da un ipotetico praetulāre; altri vi leggono piuttosto un’origine onomatopeica, poiché il pretulante, come certi minuti campanelli di sacrestia, continua a risuonare anche dopo essere stato toccato una volta sola.
Parola pubblicata il 01 Aprile 2026

Il pretulante è figura nota ma a lungo priva di nome, e forse per questo tanto resistente. Lo si incontra dove una minima autorità, un uditorio già disposto e un microfono acceso bastino a persuadere qualcuno che il tempo non sia una misura, ma una sostanza malleabile, quasi pastorale. Il suo esordio è mite: 'solo due parole', 'un brevissimo avviso', 'e poi vi lascio'. È precisamente a questo punto che gli esperti smettono di sperare.
La peculiarità del pretulante non consiste nel parlare molto, bensì nel parlare in forma di imminente conclusione. Ogni frase sembra introdurre la fine, ma ne genera invece una nuova anticamera. Ringrazia; nel ringraziare ricorda; nel ricordare precisa; nel precisare corregge; nel correggere si sente tenuto a contestualizzare; e dalla contestualizzazione, come da un paniere ben coperto, emergono altri tre discorsi ancora tiepidi. Il pretulante non perde il filo: è il filo che, per qualche anomalia, continua a filarsi da sé.
Si direbbe anzi che il pretulante non abiti il discorso, ma il suo margine: vive nell’anticipo della chiusa, prospera nella postilla, si nutre della frase ulteriore. Dove altri terminano, egli intravede un’occasione; dove il pubblico rilassa le spalle, egli avverte un pericoloso vuoto da colmare. Non di rado accompagna la propria conclusione con gesti di congedo — richiude i fogli, arretra di mezzo passo, solleva appena la mano — che però, invece di sancire la fine, la rimandano con rinnovata gravità, come fanno certi campanelli che suonano anche dopo il tocco.
La parola si applica anzitutto al clericale che prolunga l’avviso parrocchiale oltre i limiti della comune redenzione; per estensione, designa il docente a fine lezione, il moderatore di convegno, lo zio nuziale col bicchiere già alto, il presidente d’associazione, il capotreno lirico e chiunque pronunci 'chiudo davvero' con una sincerità tale da rendere più tremendo il seguito. Voce preziosa, dunque, perché stigmatizza con mansuetudine una colpa lieve e vastissima: non il troppo dire, ma il non finire di prefinire.