Psicopompo

psi-co-pom-po

Significato Di divinità, che guida le anime dei morti all’Oltretomba; che accompagna verso un esito funesto

Etimologia voce dotta recuperata dal greco psychopompós, composto da psyché, ‘anima’, e pompós ‘che conduce’.

È una parola specialistica, che parla di un ruolo molto specifico assunto da certe divinità nelle religioni antiche — e però è un ruolo molto suggestivo, che offre il termine a certe estensioni, per quanto senz'altro ricercate. Di certo non siamo fra le parole semplici da spendere (ma diciamo che l'apparenza un po' buffa un po' ambigua la aiuta a correre).

Le divinità psicopompe sono le divinità che hanno il compito di guidare le anime verso l'Oltretomba. La formazione di questo grecissimo epiteto è semplice: da un lato abbiamo psyché, ‘anima’, dall'altro pompós ‘che conduce’ — parola che deriva dal verbo pémpein ‘mandare, condurre’, e che volgendosi in parata con pompé dà origine anche alla pompa quale magnificenza cerimoniale, e quindi dalla pompa magna alle pompe funebri.

Il più celebre psicopompo (forse l'olotipo dello psicopompo) è Ermes — sebbene in maniera molto più circoscritta ma anche più incisiva rientri nella categoria pure il buon traghettatore Caronte. Nei fatti molti sistemi religiosi hanno figure del genere, divine o comunque non umane, e tendenzialmente sono figure neutrali, a cui non spetta alcun giudizio sull'anima. Ma la loro azione è tale che si prestano meravigliosamente al dramma, anche al di là delle più strette consistenze teologiche: pensiamo alle rubeste vicende dantesche di Guido e Buonconte da Montefeltro, padre e figlio dalle sorti opposte, contesi da diavoli e angeli.

Se ci fermassimo qui lo spazio di applicazione, per quanto carismatico, sarebbe stretto. Potremmo parlare del sogno in cui uno psicopompo — un animale, un parente, un vecchio volto amico — ci accompagna a parlare con un morto, potremmo parlare del gatto psicopompo che si manifesta puntualmente alla morte di qualcuno, ma non molto di più, si limiterebbe a tagli di racconto fra il mistico, il misterioso e il grottesco.
Però facciamo un passo indietro, cerchiamo di cogliere lo psicopompo (aggettivo e sostantivo, eh) nel suo insieme da una prospettiva più astratta: ammesso e concesso che non abbia alcuna colpa né animosità, che lo faccia per legge superna, la comparsa della figura di uno psicopompo è comunque una iattura, significa morte, e classicamente conduce agli inferi. Mica bene.

Così posso anche parlare di come il nuovo amministratore sia lo psicopompo che ha portato la fiorente azienda al fallimento, del bello psicopompo con cui l'amica prende una china tetra, dell'esponente psicopompo che ha portato al termine una corrente artistica. Non è un ruolo che uccide, che fa fuori; è un accompagnamento. La sua guida non è quella del capo, del leader; è la guida della scorta, dello sherpa — che curiosamente non guida verso la salvezza. Almeno, non verso quella che noi gretti viventi tendiamo a considerare salvezza. Un ruolo davvero particolare.

Rimane una parola impegnativa. Certo, una volta scoperta non è più difficile. Ma resta complessa da impiegare e da decifrare, specie se è usata con cognizione. Che impressione, che fascino, però, e che precisione.

Parola pubblicata il 19 Marzo 2026