Sciente
scièn-te
Significato Che sa, dotto, esperto, informato
Etimologia voce dotta recuperata dal latino sciens, participio presente di scire ‘sapere’, che è dalla radice indoeuropea *sek- ‘tagliare’.
Parola pubblicata il 03 Ottobre 2026

scièn-te
Significato Che sa, dotto, esperto, informato
Etimologia voce dotta recuperata dal latino sciens, participio presente di scire ‘sapere’, che è dalla radice indoeuropea *sek- ‘tagliare’.
Parola pubblicata il 03 Ottobre 2026
È curioso come un pavimento tanto battuto mostri degli angoli così negletti. Stiamo parlando di scienza, dopotutto — un concetto non meno che centrale. Eppure lo sciente ha più di qualche ragnatela tesa intorno.
Magari ci viene in mente che lo sciente debba essere qualcuno che sa qualcosa. In parallelo al confronto fra scienza e sapienza, dovrebbe essere l'omologo del sapiente. Ma già a naso sentiamo che ci sono delle differenze.
Il sapere e il sapiente si muovono su terreni più... olistici. Non stiamo parlando delle profondità di prudenza e accortezza proprie della saggezza — anche il sapiente è forte di una conoscenza composta da contenuti, più che da atteggiamenti maturati. Ma la sua è una prospettiva comunque profondamente ponderata, esperta, e non stretta su informazioni esageratamente settoriali.
Lo sciente può essere dotto, può essere esperto, può essere informato. Il risultato è più asciutto e pratico — una bella differenza. Ad esempio posso parlare dell'amica sciente in musica: in una jam session non è mai colta alla sprovvista. Ma posso anche parlare di come un certo modo di raccontare un fenomeno sia una semplificazione, mentre da sciente so che le cose stanno altrimenti. Posso essere sciente della trama che è stata tessuta alle spalle di qualcuno.
C'è sempre informazione, e sempre una misura di consapevolezza. D'altro canto stiamo parlando della pianta della coscienza. Lo notiamo in maniera cristallina quando diciamo che un'azione è stata compiuta scientemente (in passato si sarebbe anche detto «a sciente»): c'è una volontà presente e considerata. Lo noteremmo anche se usassimo di più il contrario insciente, che prende le vie dell'ignaro e dell'inconsapevole. Lo notiamo parlando dello scibile, che è ciò che si può sapere sì, ma mica sul piano del pettegolezzo: è un sapere possibile che ha il suo respiro. (E potremmo notarlo anche parlando del presciente, anche se questa conoscenza anticipata del futuro è peculiare, insolita materia di una certa mistica e... di Dune.)
L'equilibrio è curioso: da un lato questa parola non mostra niente di misterioso, è un tassello in un mosaico di termini noti e amichevoli; dall'altro è rara. Forse, parlare di come sia stato tentato un inganno ai miei danni con me presente e sciente, parlare di come tu, nella tua professione, abbia fatto una certa scelta sciente, dello sciente, disastroso rifiuto posto per mero astio. Ci permette di non dover tirare nella frase le complessità della coscienza, e di dare una prospettiva personale e perfino spicciola alla dimensione di informazione e consapevolezza della scienza. Mica male!