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Il meglio del mese — dicembre 2019

Il bottino delle parole con cui ci siamo arricchiti nell'ultimo mese del 2019

Con questo articolo inauguriamo (un po' in ritardo stavolta, i prototipi sono sempre più laboriosi del previsto) una nuova serie di articoli, e una nuova buona abitudine: all'inizio di ogni mese, con un articolo come questo, ripercorreremo le parole che abbiamo visto nel mese precedente. Un servizio in più riservato agli iscritti Premium, perché non si perda ciò che ci fa piacere ed è importante ricordare. E c'è una novità ulteriore: alcune delle parole del mese sono lette.

La voce che ascolterete è quella di Maria Costanza Boldrini, che una settimana ogni due ci accompagna attraverso le parole semitiche e che qui mette in gioco il suo talento di attrice. Gli audio di queste parole sono liberamente fruibili da parte degli iscritti Premium, mentre chi ancora non si è iscritto ne potrà ascoltare solo una più un'anteprima delle altre.

Lo scorso dicembre abbiamo avuto modo di riscoprire parole diffuse e di guardare più da vicino la stranezza di altre più note; abbiamo parlato di sacerdoti antichi, di compositori russi, di democrazie occidentali e di usanze orientali, oltre che di poeti delle nostre parti e di azioni, movimenti fotografati in termini consueti.


Abbiamo parlato dell'aggettivo lene, col suo significato di 'leggero', e di come la lenezza sia un termine diventato famoso per via di un'annotazione sulla sesta sinfonia di Čajkovskij ('con lenezza e devozione'). Abbiamo osservato la graziosa umiltà dei 'pannucci' che troviamo nel rimpannucciare — che è un rimettersi in sesto con nuove vesti. Abbiamo notato che il farneticare è parente del frenetico, e che dentro c'è uno scorcio di come i Greci conquistarono i Romani. E abbiamo toccato il modo in cui la branca, che propriamente è la zampa dotata di artigli, evochi la diramazione, e quindi la suddivisione in settori.

Quando abbiamo incontrato il gavazzare, che racconta un fare bagordi con un riferimento a una gola golosa, abbiamo notato che l'etichetta 'letteraria' applicata a una parola è una tendenza e non un destino: le parole letterarie possono vivere anche al canto del focolare. Quando abbiamo incontrato l'inglese 'asset', che ci parla di risorse e di finanze, ci abbiamo letto dentro il nostro naturale 'assai'. Inoltre abbiamo soppesato il fatto che il 'disdicevole' non abbia tanto a che fare con il dire quanto con il decente (e che in effetti esiste anche il dolce, poco battuto contrario 'dicevole').

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