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Il meglio del mese — febbraio 2020

Se nell'orto il raccolto di febbraio è un raccolto del cavolo (letteralmente), nel giardino delle parole è sempre estate.

Un altro mese di ricchezze della nostra lingua, del nostro parlare, e perciò del nostro pensiero — fuori dal quale di ricchezze c'è poco. In questo febbraio di ventinove giorni le nostre parole, note e meno note, ci hanno portato a Venezia e in Medio Oriente, in Messico e ad Atlantide, nelle aule della legge e ai bordi della strada, a incontrare Shakespeare e Dante, e a pagare con denari antichi giornali del passato.

Già perché il nome della gazzetta, che ha avuto un successo internazionale, viene proprio da un giornale veneziano che costava giusto una gazzetta, una moneta da due soldi. Quando invece si siamo spinti sui rami degli alberi di grandi e piccole foreste, abbiamo trovato la canopia, la volta verde, che prende il suo nome da una copertura a zanzariera per divani, per canapé. E quando abbiamo cercato l'origine del livello, concetto cardine del nostro modo di pensare, abbiamo scorso strumenti del passato, come livelle ad acqua, archipenzoli e bilance.

L'algebra ci ha fatto incontrare i matematici arabi che ne hanno inventato il nome con la metafora ortopedica di una riduzione di una frattura. L'espressione 'in ghingheri' ci ha fatto apprezzare come le onomatopee possano ispirare significati, e anche come certe locuzioni  fisse non siano l'esito di un impoverimento di una parola, ma occasioni per parole altrimenti inutilizzabili. Cercando di capire che cosa è un soliloquio abbiamo visto come si differenzia col monologo, e siamo andati a teatro con qualche esempio famoso di soliloqui e monologhi di Shakespeare.

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