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Il meglio del mese — luglio 2020

Mese ricco di parole poetiche e ricercate ma anche di parole comuni che hanno svelato segreti trascurati. E quanto abbiamo viaggiato!

Serve equilibrio fra le riflessioni sulle parole note a tutti e quelle sulle parole meno note. Generi diversi ci portano diversi tesori, sempre di grande valore. In questo torrido luglio, ne abbiamo colti di straordinari.

Abbiamo visto la normalità della cimasa, anche se non è una parola che usiamo spesso: di cornici sporgenti che circondano sommità di edifici e mobili sono piene le nostre case, le nostre strade — e il loro nome racconta un'originaria forma a ondina che aveva sugli antichi templi (nella fratellanza etimologica fra cima e onda).  Del camuffare abbiamo sondato l'impenetrabile storia, e abbiamo apprezzato il suo suono ovattato, che racconta la morbidezza di barbe posticce, di cappucci e cappe. La colluvie ci ha mostrato, ancora una volta, come un latinismo sia aggraziato anche quando significa i peggiori e più fetenti liquami.

Abbiamo guardato meglio il lunario, sorta di almanacco, di calendario, e abbiamo visto per quale via si sia cristallizzata l'espressione 'sbarcare il lunario' (portare a termine l'anno, e quindi sopravvivere), che è praticamente l'unico caso in cui lo citiamo. Nell'arraffare abbiamo goduto ancora una volta dell'espressività colorita e anzi violenta delle radici germaniche presenti nella nostra lingua. Parlando del demiurgo, il dio artigiano che media fra mondo superiore e inferiore, siamo tornati su Platone, sulle dottrine gnostiche, e su come miti antichi si riflettano su pensieri contemporanei.

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