Essere metà umano metà divino; chi affronta le difficoltà con coraggio e sacrificio di sé per un ideale o per prestare soccorso; personaggio principale di un’opera letteraria
voce dotta recuperata dal latino heros, prestito dal greco héros.

Celebriamo il cinquantesimo anniversario della morte di Dino Buzzati, scrittore, pittore, giornalista — uno degli autori che amiamo di più — con una settimana di pubblicazioni a tema, col patrocinio dell’Associazione Internazionale Dino Buzzati.

Abbiamo chiesto a Marco Perale, presidente dell’Associazione, una presentazione.
Sette parole per raccontare Dino Buzzati e le migliaia di pagine che ha scritto, giorno dopo giorno, fino a quel 28 gennaio del 1972 quando il Reggimento ha bussato alla sua porta ed è dovuto partire.
Sette parole come sette pietre bianche nel buio della notte, per cercare, come i bambini delle fiabe, il sentiero nascosto nel bosco delle nostre paure, delle emozioni, sei sogni e delle speranze che ci accompagnano lungo il cammino della vita.
Sette parole come i Sette piani che separano l’attico assolato dei primi impercettibili sintomi dallo scantinato che confina con l’obitorio.
Sette parole come i Sette messaggeri che partono sapendo già che non rivedranno più né la città né il loro signore.
Buzzati giocava con i numeri come ha giocato per tutta la sua vita con le parole, finendo per incastonarle perfino nei suoi quadri, anzi! Arrivando a creare nei suoi ultimi anni un nuovo genere espressivo in cui parola e segno, lettere e colori si fondono inscindibilmente.
E allora il modo migliore per ricordare questi 50 anni che ci separano da quel pomeriggio di Milano imbiancato dalla neve è proprio inseguire le sue parole, lasciarle decantare e risuonare.
Perché sono ancora capaci di lasciare un’eco che non si spegne.
Le parole, dal 28 gennaio al 3 febbraio, sono trattate nella solita forma in cui trattiamo parole letterarie: una trattazione sulla parola (scritta da Giorgio Moretti), un testo di riferimento dell’autore e una trattazione sui temi dell’autore che emergono (scritta da Lucia Masetti). Buona lettura!
Essere metà umano metà divino; chi affronta le difficoltà con coraggio e sacrificio di sé per un ideale o per prestare soccorso; personaggio principale di un’opera letteraria
voce dotta recuperata dal latino heros, prestito dal greco héros.
Turbamento, smarrimento, inquietudine per un pericolo
dal latino pavor ‘paura’.
Grande rilievo della superficie terrestre; zona montuosa; grande quantità
dall’ipotetica voce del latino parlato montanea, da montanus ‘montuoso’, derivato di mons ‘monte’.
Animale immaginario creato da Buzzati, che lo descrive come uno squalo col “muso da bisonte, [una] bocca che continuamente si apre e chiude [e] denti terribili”
neologismo coniato da Buzzati nel racconto Il colombre, pubblicato sul Corriere della Sera nel 1961 e poi incluso nella raccolta Il colombre e altri cinquanta racconti (1966).
Evento soprannaturale, specie manifestazione di Dio; fatto incredibile, meraviglioso, misterioso; capolavoro artistico o tecnico; persona con virtù straordinarie
voce dotta recuperata dal latino miraculum, ‘prodigio, stranezza, meraviglia’, derivato di mirari ‘meravigliarsi’.
Diverso dal solito, dal normale
dal latino extraneus ‘di fuori, straniero’, da extra- ‘fuori’.
Vago presagio, sensazione anticipata e confusa
da presentire, derivato di sentire con prefisso pre- ‘prima’.