Esotico

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e-sò-ti-co

SignChe arriva da lontano; strano

dal greco: exotikos, derivato di exo fuori.

Luoghi, abiti, cibi esotici esauriscono la più gran parte dell'uso di questa parola. Ed in effetti è innegabile che le spiagge bianche della Polinesia siano esotiche, che lo siano gli abiti esuberanti del carnevale di Rio, che lo siano le papaie, i manghi e altri sconosciuti frutti tropicali.

Ma i confini di questo uso sono strani e ben miseri: ad esempio difficilmente definiremmo esotici i deserti del medio oriente, le povere pappe di riso indiane o i kimono giapponesi. Perché? Forse la connotazione dell'esotico richiede anche un'assoluta aura di vacanze, lusso, di desiderio. Una geisha non è esotica - chi va a fare la vacanze in Giappone? Il cibo povero non è esotico - me lo faccio spedire attraverso mezzo mondo per che cosa? I deserti non sono esotici - che cosa ci dovrei fare nel deserto?

Oltre gli usi di mainstream, la portata della parola ci permette di osare in situazioni più ardite: oltre ad essere canonicamente esotico in effetti tutto ciò che ha a che vedere con il viaggio o la realtà due passi fuori da casa nostra (senza soverchie connotazioni), può essere esotica un'idea innovativa, strana, che suggerisce un mondo diverso, può essere esotica una reazione inaspettata, può essere esotico un traguardo nuovo, mai nemmeno immaginato da parenti e amici - andato a pescare in chissà quale altro altrove, sconosciuto ai più.

L'esotismo, credo, è molto semplicemente questo.

Parola pubblicata il 23 Ottobre 2011

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