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Hub

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hab

SignAeroporto scelto da una compagnia aerea come scalo di collegamento da e per destinazioni secondarie; in informatica, dispositivo che in una rete funge da nodo di smistamento dei dati

voce inglese, propriamente 'snodo', figuratamente 'punto centrale'.

Un ingresso piuttosto recente, risalente agli anni ’90 del Ventesimo secolo, dato che modernissimo è anche il significato di questo monosillabo, almeno per quanto riguarda gli usi diffusi nella nostra lingua. L’hub, che sia un porto o un aeroporto, è un centro di raccolta di gran parte del traffico in un determinato paese, un fulcro che unisce anche solo per brevi momenti arrivi e partenze da e per ogni dove. È quindi fondamentalmente un punto di snodo, in cui persone e merci sostano giusto il tempo di raccapezzarsi un istante per poi proseguire verso un’altra direzione.

Nel suo significato più tecnico, quello dell’informatica, sono i dati che giungono all’hub ad essere smistati e ridistribuiti percorrendo tortuose vie attraverso i cavi.

Se fin qua è chiaro che l’hub, qualunque sia la sua forma fisica, svolge un importante ruolo di raccolta e reindirizzamento, un po’ più difficile è per noi comprenderne il perché linguistico. Come sempre ci viene in soccorso l’uso originario della parola nella sua lingua di coniazione: l’hub è infatti prima di tutto, in inglese, un perno, più precisamente il mozzo di una ruota, la sua parte centrale che viene unita all’asse e da cui si diramano i raggi. Certamente quest’uso ci trasmette un’immagine chiara, affascinante e vivida dell’hub come nucleo attivo e dinamico, collegato ad ogni punto della periferia che nel caso della ruota è il cerchio e in quello dell’aeroporto il mondo. Figurativamente, quindi, l’hub è diventato in inglese il cuore pulsante di un’attività, di una rete o di una zona, e può esserlo dai punti di vista più disparati.

Noi l’abbiamo acquisito senza nemmeno adattarlo nella pronuncia, confinandolo ai campi dell’informatica e dei trasporti, ma ormai non siamo lontani dall’ampliamento al senso più generico. Malpensa è sicuramente l’hub italiano per eccellenza, e anche i centri di accoglienza per migranti, che si occupano di ricevere e poi di riassegnare gli ospiti ad altre sedi, vengono ultimamente chiamati hub. Ma anche, ad esempio, una città che diventa hub di servizi artistici e culturali dando lo slancio ad un riscatto sociale ed economico comincia ad affacciarsi nell’uso. Il dinamismo è quindi proprio anche di questo prestito, e a noi non resta che stare ad osservarne l’evoluzione.

Con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa, a venerdì alterni sviscereremo un nuovo anglicismo.

Parola pubblicata il 28 Settembre 2018

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